“Buon lavoro, Presidente!”

Dopo una settimana di discussioni infinite, incontri, dispute, contese, prove di forza, strategie, rilascio di dichiarazioni, di improbabili candidati dati in pasto alle fiere, sostanzialmente di incapacità di trovare un nome di alto profilo e super partes, il nostro Parlamento ha votato nella seduta di sabato 29 marzo il “nuovo Presidente della Repubblica” che tutto il Paese, e non solo, ha accolto con un sospiro di sollievo.

In questa Italia un po’ sgangherata e traballante, guidata da una classe politica inadeguata e priva di qualsiasi visione, di qualsiasi programma a lungo termine che riguardi il bene della Nazione, e che dà mostra della propria inettitudine e piccolezza con una costanza che disorienta, allontana il cittadino dalla cosa pubblica, distrugge quella poca fiducia che ancora qualche irriducibile idealista riesce ad avere e arriva perfino a provocare disgusto, in questa Repubblica raffazzonata, i nostri partiti non sono riusciti a trovare un nome nuovo arrivando ancora una volta a sottoporre la nostra Costituzione a un evento la cui eccezionalità rischia di diventare consuetudine.

Mattarella, nonostante il suo più volte dichiarato no al rinnovo della carica, non farà ritorno, per ora, alla sua amata Palermo.

Considerato sin dall’inizio dagli osservatori e dai politici stessi la migliore soluzione alla stabilità del Paese, insieme a Draghi a Palazzo Chigi, è stato in ultimo tirato per la giacchettada un Parlamento che mostra in ogni occasione con una disinvoltura inquietante la propria inefficienza.

Mattarella resta davanti ai cittadini e al mondo il garante di questo Paese.

Mi domando cosa faremo quando verranno a mancare i “grandi vecchi”.

Ma torniamo al difficile dibattito parlamentare per la più alta carica del Paese.Dalla destra è stato subito paventato il nome irricevibile di Berlusconi, il quale, fortunatamente per lui, ha preferito rinunciare prima di subire una débâcle in aula.  Depennato Berlusconi, nel toto-presidente si sono ipotizzati altri candidati tra cui Pierferdinando Casini, che dopo il primo anelito di speranza, ha compreso, da politico navigato, cosa si sarebbe fatto del suo nome e si è sfilato elegantemente dalla contesa. La Casellati invece non è riuscita a sottrarsi al massacro a cui è stata sottoposta con ineludibile superficialità dal “Kingmaker”Salvini. Draghi è restato sempre sullo sfondo e tutti sappiamo che ci avrebbe tenuto a diventare il nuovo Presidente, ma poi saremmo stati punto e a capo e avremmo assistito a un’altra infinita battaglia per trovare un nuovo assetto al Governo e principalmente per garantire a quei parlamentari di ultima nomina, la loro agognata pensione.

Il Mattarella bis in fondo era l’unica soluzione che Draghipotesse accettare, e chissà se da qui a un anno non si presenti l’opportunità per lui di ambire nuovamente al Quirinale.

Per quanto mi riguarda, ho sperato che finalmente la più alta carica dello Stato potesse essere occupata da una donna. “Può essere anche il caso che arrivi una donna” ha detto Prodi alcuni mesi fa, “perché non c’è mai stato un presidente della Repubblica donna e penso possa essere una bella prospettiva”.

Ma non questa volta.

Da una parte c’è stato un PD che in nome di una larga intesa non ha presentato nomi, ed è rimasto strategicamente arroccato sul no alle ipotesi fantasiose di un Salvini sempre sulla scena. Dall’altra, la candidatura della Casellati e della Moratti.

Enrico Letta, probabilmente, una scelta al femminile condivisa anche con altre forze politiche l’aveva fatta, ma poi ha atteso che il Parlamento stesso in maniera trasversale, si orientasse dopo l’ennesima fumata nera verso la soluzione di un Mattarella bis.

Secondo la Meloni, “Tutti parlano dell’importanza delle donne nei ruoli chiave, ma alla prova dei fatti quando esce il nome di una donna per un’alta carica dello Stato si assiste a un fuoco di sbarramento di una violenza inaudita”.

Ed è quello che è accaduto. I nomi delle probabili candidate “in gamba”, come ha detto Salvini, (perché quando si tratta di una donna sembra necessario doverlo specificare), o hanno provocato un’alzata di scudi o sono stati lasciati scivolare nel dimenticatoio.

Forse non sono abbastanza in “gamba”?

Il vero problema è che questo Paese di vecchi non è ancoraun Paese per donne.

Intanto, dopo la proclamazione di Mattarella sul campo restano un centro destra spaccato, il Movimento 5 stelle in fase di collisione interna, un Partito democratico che è riuscito a restare in piedi, un Governo rafforzato dall’asse Mattarella-Draghi e tutti i problemi sanitari, economici e sociali da risolvere.

Buon lavoro Presidente.

Raffaella Ricci

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