Il Comitato Sant’Elia – Montenegro scrive alla Regione: “Nella speranza che il nostro paese non si trasformi in una tecnocrazia, rimettiamo le nostre case alle vostre scelte”

Spett.le membri della Giunta Regionale, Spett.li Consiglieri, assistiamo un po’ frastornati al dibattito inerente alla legge sul piano casa e siamo molto preoccupati dalla piega che sta prendendo il dibattito.
Speravamo non ci sarebbe stato ulteriore confronto circa questa tematica ma evidentemente la testimonianza che abbiamo riportato nella V Commissione tenutasi il 18 gennaio 2021 non ha posto bene in evidenza quelle che sono le criticità e soprattutto ha generato una serie di presupposti inesatti che Vi portano a sottovalutare la portata della proposta presentata dal Consigliere Amati e sottoscritta dai Consiglieri Vizzino e Leoci.
Partiamo dal presupposto che il ritardo con cui sono state valutate le pratiche di condono non è assolutamente imputabile ad una cattiva condotta dei residenti ma è riconducibile esclusivamente alla lentezza con la quale l’apparato tecnico ha affrontato la problematica.
Avessimo potuto chiudere le pratiche a distanza di qualche anno dalla richiesta di condono, molto probabilmente non ci troveremmo nella situazione attuale. Certo è che trenta anni sono tanti e problematiche abitative ed emergenze varie, soprattutto da quanto l’Italia è entrata a far parte dell’Unione Europea, non ci hanno risparmiato veramente nulla.
A questo va aggiunta la fattispecie di un piano di recupero in variante, approvato in Giunta Regionale nel lontano 2005, che non tiene conto della situazione di fatto delle abitazioni e della viabilità. Vale a dire che tale piano nei progetti differisce di molto dalla situazione esistente.
Ma perché faccio questa premessa? Relativamente al mancato rilascio delle concessioni si è fatto un gran dire ma soprattutto molta confusione. Si è detto che le concessioni tardano ad arrivare a causa di diversi motivi, dai mancati pagamenti degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria alle addizioni volumetriche anche superiori al 20%.
La realtà è che le richieste di integrazione documentale e le determine di pagamento sono state recapitate dal 2018 in poi, anno in cui si è insediata l’attuale Consiliatura a cui diamo il grande merito di aver scoperchiato il vaso di Pandora.
In passato, vani erano stati i tentativi di vedersi quantificare tali oneri e dunque regolarizzare le posizioni ottenendo la concessione. Alle richieste di alcuni residenti, l’apparato tecnico rispondeva con rinvii a data da destinarsi, nonostante solo nel 2016 l’allora Giunta Comunale avesse approvato le tabelle di riferimento e successivamente il Commissario Giuffré abbia dato nuovo impulso con alcune delibere “migliorative”.
Ad oggi la situazione ha diversi aspetti che vanno considerati.
Molti dei destinatari della determina di pagamento hanno già saldato il conto o hanno iniziato a farlo sottoscrivendo un accordo con il Comune di Brindisi per poter effettuare il pagamento in 4 rate semestrali. Molti hanno abbattuto le addizioni volumetriche successive alla domanda di condono.
Nonostante la volontà di chiudere però le concessioni tardano ad arrivare per altri problemi, lontani dalle questioni che Voi date per scontate.
Ci viene chiesto di arretrare le perimetrazioni per allinearci ai progetti delle varianti, di cedere terreno e spostare gli allacci delle utenze a nostre spese, di frazionare le particelle delle strade e presentarci dal notaio per sottoscrivere la cessione gratuita delle stesse sempre a nostre spese, pena il mancato rilascio del titolo concessorio.
Ci viene chiesto di abbattere quelle addizioni volumetriche che per sopraggiunte necessità alcuni sono stati costretti a realizzare nel corso degli anni, per garantire a un figlio magari disabile, di non vivere una situazione di emergenza abitativa. Ci viene chiesto di rinunciare a un pezzo di quella casa che il mancato rilascio del titolo autorizzativo non ci permette di regolarizzare.
Ci viene chiesto di rinunciare alla possibilità di evitare un corto circuito, abbattere per poter richiedere il permesso di ricostruire le stesse addizioni volumetriche.
Qualcuno ha sottolineato come questa proposta non possa risolvere i problemi dei residenti, come se fosse necessità di tutti. Certo non ci aiuterebbe a saldare gli oneri o ad adempiere a quei requisiti sopra riportati e in questo caso la risposta non può che essere negativa ma occorre specificare che andrebbe a coprire solo e soltanto la casistica specifica, non potendosi applicare a questioni di altra natura o ad abusi ben più gravi.
Per diverse famiglie rappresenterebbe un modo efficace per portare a compimento l’iter valutativo e poter ottenere lo status di “edificio sanabile” utile a consentire l’allaccio alla rete idrica e fognaria. Sono tutte valutazioni da tenere in conto in questa vicenda.
Per anni abbiamo vissuto ai margini, ci è stato precluso ogni tipo di bonus o la possibilità di apportare modifiche migliorative alle nostre case. Oggi che questa tematica è alla ribalta, ci sembra evidente il distacco tra chi dovrebbe garantire i nostri diritti e le necessità che centinaia di famiglie manifestano.
Non siamo palazzinari, non siamo speculatori, non siamo ecoterroristi ma cittadini che vorrebbero godere degli stessi diritti di cui gode il resto della popolazione, ad oggi abbiamo conosciuto solo doveri.
Nella speranza che il nostro paese non si trasformi in una tecnocrazia, rimettiamo le nostre case alle vostre scelte, sottolineando la chiara volontà di attenerci alle disposizioni che il legislatore vorrà adoperare.
Il Comitato Sant’Elia Montenegro
Il presidente Antimo Tateo
Il vicepresidente Dott. Valerio Stano
Il rappresentante per Montenegro Gianluca Franzel

 

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