“Luce, in Piazza Duomo” – di Emanuele Amoruso

La sorpresa. Rincasare, per una rarissima combinazione, appena prima del “coprifuoco” delle 22 e provare un’esperienza dimenticata che rimanda ad una antica memoria visiva e sentimentale. Ed ecco la sorpresa: arrivando in piazza Duomo si trova il buio, il silenzio. Sorpresa, quasi meraviglia. Tra le sagome degli edifici tre occhi fiocamente luminosi: dall’interno della navata della Cattedrale con il portone aperto, da sotto l’arco del campanile che porta a Via Colonne, da Via Santa Chiara tra la “Loggia dei Templari” e l’edificio delle Vincenziane. C’era una volta, fino a 2-3 decenni addietro, che l’andare a tarda sera per la città somigliava, in qualche modo, all’esperienza di chi fosse impegnato a fare veglia su qualcuno o qualcosa. Da qualche finestra usciva un po’ di luce che parlava di riposo familiare, qualche voce o rumore d’auto arrivava da più lontano. Le strade illuminate da lampioni appesi e, quelle più larghe dei quartieri fuori le mura, da luci su alti pali. Si girava, e si camminava, nell’esperienza del silenzio e del buio, cioè della notte, che non è il giorno. Ma niente è mai fermo e negli ultimi decenni tanto, tutto, è mutato negli spazi urbani, e tanto è mutato negli orari “d’uso” della città. E così anche di sera, verso il tardi, in tanti vanno “in giro” con vari mezzi e affollano spazi pubblici in compagnia. E il silenzio notturno è divenuto assai raro, e solo in casi di pioggia e freddo. Ma un’altra condizione, negli spazi urbani, è mutata consistentemente. Si è preso l’uso di illuminare, soprattutto alcune piazze cosiddette “storiche” , con fonti luminose “a faro” dall’alto e con “spot” dal basso, radenti le facciate degli edifici. Tutto ciò stravolgendo forma, volumi e percezione dei vari e numerosi elementi costitutivi di chi “disegnò” quegli edifici. Chiese o palazzi “storici” variamente aggrazziati per avere la luce del giorno “dall’alto” e a “nascondersi” nel buio delle ore “lunari”. Ed ecco la sorpresa: in piazza Duomo si trova il buio, il silenzio. Sorpresa quasi meraviglia con tre occhi fiocamente luminosi. Qualcuno penserà che sono solo suggestioni date dall’età, e che le emozioni d’oggi sono altre. Si potrà dire che quel mondo non esiste più, e via allo spernacchio. Ma quanto incanto, involontario, ci siamo persi nell’affannoso e incessante movimento continuo degli ultimi anni? Si è cercato di spettacolarizzare ogni cosa, e non solo i cosiddetti beni storici e architettonici: per ridurne la sostanza alla sola “merce” turistica e dell’apparire? Quanto siamo in soggezione delle novità tecnologiche, scambiate per vie brevi alla “vera vita”, ignari che solleticano la sola superficie dello sguardo e dell’essere? Può tutto ciò sembrare retrò; ma forse ci interroga dopo questi mesi pandemici di affanni e di perdita di “senso”? Un plauso a quanti, della Chiesa, non chiudono i portoni suggerendo attimi di stasis. Una probabilità: si è diffusa negli ultimi anni la “moda” delle notti bianche, occasioni per girare, girare, fare casino, vedere gente, comprare, girare, rumoreggiare, fare cose “folli”. Da pensare, oggi come oggi, di organizzare delle “notti nere” in cui poter vivere silenzio, buio e vuoto al “naturale”? Forse incontrare l’altro lato, la faccia nascosta della luna? C’è il timore dell’ horror vacui, ma non temiamo l’ horror pleni? Gillo Dorfles docuit.

 Emanuele Amoruso

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