L’ANGOLO DEI LIBRI – “Tokyo Express” di Matsumoto Seichō

Nell’estate della scomparsa di Roberto Calasso, «raffinato, solitario, elitario» fondatore della casa editrice Adelphi, risalta chiaramente il lavoro editoriale immenso svolto sin dal 1962 – l’aver consentito ai lettori italiani di accedere ai mondi contenuti nei libri unici che ne costelleranno il catalogo. Libri «dove subito si riconosce che all’autore è accaduto qualcosa e quel qualcosa ha finito per depositarsi in uno scritto», spiegava Classo, ma anche «libri che molto avevano rischiato di non diventare mai libri» e, soprattutto, libri «dove – in situazioni, epoche, circostanze, maniere diversissime – si era giocato il Grande Gioco» del sovvertire e dello stupire, del decifrare il presente sensibile e indovinare il futuro. Le opere complete di moltissimi autori hanno così trovato casa anche in Italia (Simenon, Bernhard, Nabokov, Roth tra gli altri) e ha via via preso forma quella combinazione aromatica e cromatica di sapori e suoni, orientali e mitteleuropei, che ben conosciamo. I libri Adelphi hanno questo di speciale: sembrano serbare le tracce dei viaggi compiuti perché approdassero a noi, dei percorsi tra gli elementi della natura che le copertine assorbono poi nei colori. Di Matsumoto Seichō ci sono diversi titoli pubblicati da Adelphi: considerato il Simenon giapponese per il corposo numero di romanzi composti (oltre trecento), da tempo il suo Tokyo Express faceva capolino tra le letture in programma. Uscito nel 1958 in Giappone e per Adelphi nel 2018, è un giallo che prende le mosse dal ritrovamento dei cadaveri di un uomo e di una donna su una lastra di roccia scura nella baia di Hakata. In quella gelida mattinata di gennaio, sferzati da venti insidiosi, i due corpi sembrano non rappresentare mistero alcuno: si tratterebbe del suicidio di due amanti. Tuttavia l’ispettore aggiunto Mihara, sostenuto dall’ispettore Torigai, percepisce il limite di tale versione e inizia un lavoro di indagine che lo vedrà scontrarsi più volte con la granitica impenetrabilità del muro di un delitto perfetto. Non vi sono colpi di scena, la narrazione procede piana fino alla soluzione, mentre noi assistiamo al dipanarsi maieutico dell’investigazione, al sondaggio delle ipotesi, alle intuizioni che vengono dal confronto o dal potere rinvigorente di un caffè in un kissaten. Si viaggia in lungo e in largo a bordo di treni e aerei giapponesi, seguendo un tempo scandito con inaudita precisione: gli orari riportati sono in effetti quelli «in vigore nel trentaduesimo anno Shōwa», ovvero nel 1958. Si diviene viaggiatori del tempo con un libro unico.

Diana A. Politano

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