D’Errico: “L’ammuina del sindaco Rossi”

Su giornali e social in questi giorni una quantità importante di articoli ricordano della conclusione della vicenda “Parco Bove”.

Una triste storia durata decenni su cui si sono consumate campagne elettorali di sciacalli che, sulle spalle del disagio delle persone che occupavano quelle strutture fatiscenti, hanno elemosinato qualche voto.

Un po’ come succedeva nelle contrade di Torre Rossa, Palmarini, Muscia, Gianbattista dove si promettevano allacci del gas, dell’acqua e della fogna ma soprattutto improbabili sanatorie ad opera dell’ente comunale.

Ma quella di Parco Bove e degli abitanti dei nuovi immobili di Piazza Pertini sembra una storia non ancora chiusa ed un ennesimo autogol dell’amministrazione sempre pronta a spostare l’attenzione su piccole conquiste per nascondere grandi fallimenti, senza mai raccontarla tutta.

Se da un lato l’amministrazione ha inteso concludere l’iter avviato nel 2014 dall’allora giunta Mennitti con l’intento di garantire agli aventi diritto un alloggio dignitoso, dall’altro, l’affanno a rimediare ad un indice di gradimento in caduta libera come confermato dal sondaggio del Sole 24 Ore che vede il sindaco di Brindisi precipitare alla 94ma posizione su 105, ha portato  ad assegnare i nuovi immobili senza che questi fossero agibili mancando l’allaccio del gas per cucinare o, peggio, per la produzione di acqua calda.

Un affanno che ha portato a dimenticare/ammettere con il solito “sgarbo istituzionale” dove e con chi è nata la soluzione Parco Bove; dimenticando di ringraziare quell’opposizione spesso collaborativa, mai ostruzionista, che aveva fornito documentazione e storia del percorso immaginato ed intrapreso dalla giunta Mennitti.

Lo stesso sgarbo istituzionale con cui si dimentica di ringraziare l’importante supporto propositivo e fattivo dell’ARCA NORD che permetterà di realizzare nuovi alloggi di edilizia popolare là dove oggi sorgono baracche e che sta portando a termine un importante lavoro di manutenzione straordinaria e riqualificazione del quartiere avviata con la realizzazione di due stupendi murales.

Ed il caso di Parco Bove, nella sua dinamica, ricorda il motivo dello scarso gradimento dell’operato di questa amministrazione di questo sindaco e di come gli annunci servano a dissimulare un fallimento che con il passare del tempo diventa sempre più palese ed eclatante.

Perché non saranno certo la chiusura di progetti avviati da precedenti amministrazioni a far dimenticare che la maggior parte dei punti del programma elettorale di ben 37 pagine scritto a più mani, BBC, PD, Liberi e Uguali per Brindisi, Ora Tocca a Noi, non sono stati realizzati.

La raccolta differenziata al 70% che al contrario è diminuita con effetti devastanti sulle tariffe e che i cittadini misureranno l’anno prossimo; non è mai stato aperto un tavolo con Governo, Regione, Enel, amministrazione per trovare soluzioni compensative ed economiche ed occupazionali preferendo, il sindaco, un atteggiamento indolente; la dismissione e bonifica della centrale di A2A per attività di retroportualità; ridefinizione del perimetro dell’area SIN da bonificare e restituire importanti aree per la realizzazione di attività imprenditoriali; piano urbano della mobilità con la realizzazione di almeno tre parcheggi intermodali mentre ancora dopo tre anni e mezzo non si sa che fine abbia fatto il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, PUMS; il rilancio della Cittadella della Ricerca con l creazione di una fondazione a partecipazione pubblica per creare un “campus della conoscenza e dell’innovazione” e conseguente consolidamento e potenziamento dell’Università; la Casa dell’Accoglienza mai realizzata nonostante i la gran quantità beni immobiliari che il Comune possiede; la mancata istituzione del Garante della Povertà; il Piano Urbanistico Generale, PUG, ormai diventato una chimera.

Per non parlare del lavoro che non c’è e dello sviluppo senza avere in mente un percorso, un’idea di politica industriale da declinare per il territorio brindisino di cui si conosce solo la stanza dei bottoni e le poltrone da assegnare.

Nonostante questo fallimento annunciato qualche tifoso di questa amministrazione si spertica e si affanna sui social a decantare le gesta del sindaco per le case di Parco Bove, per il Tommaseo, l’Ostello della Gioventù, Cala Materdomini.

Peccato che tutto questo, per quanto meritevole ed apprezzabile, non rappresenta né il fulcro del programma elettorale né delle linee programmatiche declamate al momento del primo Consiglio Comunale dell’estate 2018 e cadute nell’oblio in questi ultimi tre anni vacui.

E poco aggiunge o risolvela tardiva resipiscenzadel sindaco che oggi chiede un incontro al governo per discutere della questione Brindisi nonostante egli sia stato più volte invitato anche da alcune forze politiche che lo hanno sostenuto, da associazioni sindacali e datoriali a rappresentare i bisogni di Brindisi, capoluogo di provincia, e disegnarne le soluzioni.

Ma, al netto di opportunistiche dichiarazioni di circostanza, ilsindaco persevera nel suo atteggiamento passivo anziché essere soggetto proponente e propulsivo. Incapace di dialogare con le parti sociali, con i sindacati, le associazioni datoriali, con le dodici multinazionali che hanno insediamenti produttivi nella zona industriale di Brindisi e che a Natale hanno dato al sindaco una sonora sberla non donando un solo euro all’amministrazione nonostante il bando per l’allestimento delle luminarie in città (il messaggio non poteva essere più chiaro).

Come lo “scrutatore non votante”, la canzone di Samuele Bersani (leggete il testo: è terribilmente illuminante) il sindaco preferisce un atteggiamento passivo che secondo la sua strategia lo dovrebbe preservare da errori, incapace di incidere significativamente sul futuro della città e la sua rinascita, in un perenne ed inconcludente galleggiamento politico/amministrativo.

E così il moderno Nerone suona la sua lira mentre Brindisi brucia .

Cristiano D’Errico

Coordinamento LEFT Brindisi

 

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