Brindisi: Fate Velaj e la geografia sconfinata dei volti

«Parlare di Fate Velaj non è cosa facile», ha detto il premier albanese Edi Rama. Lui lo conosce bene avendolo avuto prima come consigliere culturale e come parlamentare eletto nel distretto di Valona. In effetti non è facile dire se Fate Velaj è più fotografo o pittore, più scrittore o uomo politico e diplomatico.

Le sue fotografie saranno al centro di una mostra, dal titolo «Face. Beyond the Identity», che sarà inaugurata alla presenza dell’artista sabato 6 marzo alle ore 11.30 nella sala espositiva del Museo archeologico «Francesco Ribezzo» di Brindisi. La personale, organizzata dalla Regione Puglia con la partecipazione del Teatro Pubblico Pugliese, del Comune di Brindisi e del Polo Biblio-Museale regionale, sarà visitabile fino al prossimo 5 settembre. Pittore, fotografo, scrittore, politico, curatore e ispiratore di iniziative pubbliche, Fate Velaj ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali come la medaglia del Parlamento Europeo “Civi Europaeo Praemium’’ (Cittadino europeo) per meriti speciali per la Comunità Europea.

Un lungo viaggio tra linguaggi espressivi e differenti geografie umane restituito dalla lente della sua fedelissima Leica, una sintassi di volti che nella mostra è figurata come un filtro, un’immagine riflessa, una cartina di tornasole, un paesaggio, un rafforzamento dell’occhio e quindi dello sguardo, in altre parole, come un’esperienza totalizzante. Un’indagine sul destino dell’uomo contemporaneo. I volti ‘catturati’ dall’obiettivo di Fate Velaj raccontano identità e vissuti nostalgici che vanno oltre l’esperienza personale dei soggetti fotografati e rimandano ai contesti geo-politici da cui i suoi personaggi emergono come dai sogni e dagli incubi di una Europa alla ricerca, ancora, di una sua precisa identità. Sono i temi che ritornano anche nei romanzi e nei saggi dell’artista albanese. Tanto che il suo conterraneo Artan Shabani, artista e direttore della Galleria Nazionale delle Arti di Tirana, ha definito le fotografie di Velaj “romanzi in jpeg”. La mostra di Fate Velaj, in arrivo dalla Galleria Canova di Roma e dal Castello Aragonese di Otranto, testimonia il forte legame tra l’artista albanese e la nostra regione, sulle cui sponde approdò nel 1991 durante il primo esodo dall’Albania.

Con il suo focus mirato sui volti, Velaj estende il campo di osservazione allo spazio urbano con i crismi della casualità, dell’incontro fortuito che riassume l’esperienza della fotografia di strada. Il fotografo, come diceva Stendhal del romanziere, è solo un viandante che attraversa uno spazio con uno specchio e non è perciò responsabile di quello che lo specchio riflette; egli è un testimone neutrale ma non indifferente. Velaj riporta questo equilibrio nelle sue fotografie, raccontando storie che generano prospettive e riflessioni. Cosa siamo, cosa siamo diventati, domande che pervadono il presente in uno scenario contemporaneo in continua trasformazione e attraversato da molteplici crisi.

Sono i temi che ritornano anche nei romanzi e nei saggi dell’artista albanese. Come nell’ultimo lavoro, dal titolo «Mi manchi», un affresco dai colori vividi che racconta i sentimenti della Puglia attraverso gli occhi, manco a dirlo, di un fotografo viennese. Parole che si intrecciano attorno alle atmosfere rarefatte di un paese “antico” del Salento, circondato dai vigneti di Negroamaro. Al centro del racconto l’indagine sociologica del protagonista, imperniata sull’idea per cui l’arte trascende il tempo migliorando i rapporti tra le persone e indirizzandole verso il futuro. Il romanzo di Fate Velaj fa seguito al successo della trilogia «Kreuztanne», tradotta in diverse lingue e accolta dalla critica come “fatto nuovo per la letteratura internazionale”.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO