“NBA Confidential – Fatti e misfatti dei fenomeni del basket americano”: l’intervista all’autore Riccardo Pratesi

Fatti e misfatti, storie e intrecci, gelosie e alleanze di spogliatoio. i campioni oltre la “figurina”. Smitizzati e raccontati per quelli che sono dietro le quinte, tra pregi e difetti. L’identikit dei “capobranco” NBA tratteggiato da chi li ha frequentati da cronista di campo. I trionfi e le cadute, senza filtri, dettagliati per conoscenza diretta e con ulteriori testimonianze di giornalisti e giocatori. Segreti, manie, bizze e virtù impensabili di stelle planetarie con radici diverse e destini incrociati. LeBron, Curry, Ginobili, Butler, Duncan, Jokic, Doncic, Durant e Paul: giganti sul parquet, storie in cui i canestri sono solo incantevoli accessori. E le fatiche (peripezie) di Belinelli: per un giocatore di ruolo il successo dipende da tenacia e ambiente giusto. L’NBA è sempre pronta a sputarti via, se non muovi retina e flussi di mercato.

PUNTI DI FORZA

La conoscenza diretta: ho parlato con ognuno di questi giocatori. Curry, Ginobili, Butler, Duncan e Cousins li ho seguiti da cronista al seguito delle rispettive squadre da Oakland, San Antonio, Minneapolis e Sacramento, per almeno un’intera stagione NBA, quindi per almeno 42 partite.
L’accesso media che mi consente di integrare i miei racconti con testimonianze di giornalisti americani e italiani che questi campioni li hanno conosciuti bene o di loro ex compagni di squadra.
La conoscenza capillare del “territorio” battuto dai “capobranco”. Ho vissuto da residente con visto di lavoro giornalistico, pagando le tasse lì, in Texas, California e Minnesota. E visitato 44 dei 50 Stati, battendoli palmo a palmo alla guida del Maggiolone rosso dal 2014 al 2018 e nel corso dei 19 viaggi in Usa prima e dopo quel periodo. NBA Confidential inquadra i fenomeni del basket nel contesto Usa, così enorme e diverso da costa a costa. Raccontando loro si raccontano le mille facce dell’America.


LA STRUTTURAUna introduzione per spiegare perché sono stati scelti proprio loro. E soprattutto cosa significhi azzeccare o sbagliare l’uomo franchigia, quello simbolo per una città, quel brand in quel mercato, una franchigia più o meno storica, in un contesto di campionati giocati con un tetto salariale. Il capobranco si “mangia” gran parte dello stipendio destinato a tutto il gruppo: è la fortuna o la rovina della squadra anche oltre le prestazioni sul parquet. Può mettere o togliere una città dalla mappa dello sport Usa…
10 capitoli, uno per campione per snellire la trattazione, renderla di più facile consultazione. Il lettore può scegliere da quale storia partite, volendo. Poi un tuffo nel passato e uno sguardo al futuro:
CURRY, la rivoluzione del figlio di papà
GINOBILI, lezioni di spagnolo agli americani
BUTLER, il cattivo di successo
JOKIC, da ciccione a migliore. Senza sudare
DONCIC. Il predestinato con gli stivali da cowboy
LEBRON, padrone della NBA da giocatore
PAUL, l’ultimo dei Mohicani
DURANT, salvato dagli dei del basket
ANTETOKOUNMPO, e l’Olimpo diventa umile
DUNCAN, uno straordinario uomo normale
BELINELLI, nell’orda dei capobranco
I capobranco del passato: Johnson, Jordan, Stockton&Malone, O’Neal e Bryant
I capobranco del futuro: Morant, Tatum e Williamson ci provano
Media USA: il confine tra narrativa, narrazione e cronaca.

Le bugie dei media Usa e le liti con gli addetti stampa. L’informazione sportiva in NBA oltre la facciata.

Cosa si può dire, cosa è vietato, cosa filtrato dal politicamente corretto.

I legami tra procuratori dei giocatori e giornalisti americani.

Come cambia la narrativa nei racconti dei cronisti locali (beat writer) rispetto a quelli nazionali.

E quando arrivano i giornalisti europei…

Ilaria Solazzo, giornalista pubblicista, ha intervistato lo scrittore e giornalista Riccardo Pratesi

Ilaria: Quando è nata in te la passione per il giornalismo e la scrittura?
Riccardo: Da sempre. Ero quello che prendeva bravissimo per il tema alle scuole elementari, poi quello che veniva ingaggiato dagli studenti dei primi anni per scrivere loro i temi di attualità alle superiori, quello il cui tema è stato mandato al Ministero, all’esame di maturità. Mi è sempre piaciuto scrivere, ho scoperto presto di averne bisogno per me, prima ancora di imparare a saper utilizzare quel dono per lavoro. Prima ancora di capire che poteva diventare di servizio per un’informazione corretta da offrire ai lettori. Sul giornalismo: lo dicevo dai tempi della scuola che avrei lavorato per la Gazzetta dello Sport. Ho ritrovato compagni di classe delle medie che me lo hanno ricordato. Ho capito di “potercela fare” per davvero dopo il secondo stage estivo alla Gazzetta dello Sport, nel 2001. Apprendevo tutto come una spugna, avevo una determinazione feroce. Il sacro fuoco e una predisposizione naturale. Ho capito di trovarmi nel posto giusto, un pesce nell’acqua. Era il mio mondo. Si trattava “solo” di convincerlo che doveva lasciarmi entrare. Mica facile…

Ilaria : Hai all’attivo due libri differenti tra loro. Ti va di evidenziarne i punti di forza di entrambi?
Riccardo: Due libri sugli sport americani. 30su30 – del 2016 – e Nba Confidential, uscito lo scorso novembre. Mah, 30su30 – ora disponibile nella versione aggiornata ebook, il cartaceo è esaurito – è un libro di viaggi almeno quanto un libro di sport. On the road americano sul Maggiolone rosso: racconto come si vive il basket nelle Arene delle 30 franchigie Nba, in quelle città, in quelle comunità. Sport e costume che si intrecciano. Nba Confidential è il racconto di 10 campioni Nba oltre le favole agiografiche che vengono purtroppo troppo spesso raccontate agli appassionati. Dove gli eroi sono tutti senza macchia e senza paura. Nba Confidential racconta i campioni Nba in modo dettagliato per conoscenza diretta, con interviste faccia a faccia e viaggi ad hoc nel loro mondo personale oltre che professionale. I loro chiaroscuri umani e di basket. Con testimonianze di addetti ai lavori, familiari e conoscenti. Talenti e punti deboli, genialità e fragilità. Quello che c’è dietro la figurina dei giganti della pallacanestro mondiale. La cronaca che si riprende il palcoscenico spingendo via la narrazione da fiabe inverosimili.

Ilaria : Senza raccomandazioni sei riuscito a farti strada nel mondo. Dall’Italia fino in America. Della serie tutto è possibile se ci credi fino in fondo?
Riccardo: La passione è la base di ogni successo. Se lavori 16 ore al giorno e ti piace quel che fai, non è un sacrificio. Ma una gratificazione. Se devi ingoiare bocconi amari riesci a farlo solo se pensi valga la pena in prospettiva, perché le cose belle, quelle che contano, non sono facili da ottenere. Il processo per conquistarle diventa gratificante per quanto accidentato perché lotti per qualcosa che merita la tua dedizione, il tempo, i momenti no. Crederci non significa solo “arrivare”, ma mai adagiarsi, mai rifugiarsi in una comoda comfort zone, mai dimenticare che chi ti paga lo stipendio è indirettamente sempre chi legge. Va trattato con rispetto. E quindi gli va detta sempre la verità, persino quando non vuole sentirsela dire…”

Ilaria : Sei un giornalista di serie A uno di quei pochi che, con grande entusiasmo e rispetto, porta avanti le notizie. Di tutti i campioni che hai intervistato chi ti è rimasto nel cuore?
Riccardo: Quando intervisti i campioni per lavoro perdi la suggestione e la soggezione verso il campione che avevi da ragazzo, da appassionato. LeBron, Antetokounmpo, Duncan, Jokic diventano interfaccia di lavoro, prima di tutto. Perdono lo status, scendono dal “piedistallo” della gloria sportiva. Forse Ginobili è il campione del basket che mi ha colpito di più per lo spessore a 360 gradi. Dell’uomo, del campione, del personaggio pubblico. Sono andato a Bahia Blanca, casa sua in Argentina, per Nba Confidential…

Ilaria : Hai vinto tanti premi, raccontaci…
Riccardo: I premi non sono importanti per te, se sai chi sei e come lavori. Non hai bisogno di legittimazioni esterne per alimentare l’autostima. I premi sono importanti per gli altri. Per quello che rappresentano e dicono ai tuoi lettori. Ti legittimano pubblicamente. Ho vinto il Premio Ischia Sezione Giovani per le testate on line nel 2006, premiato allora dal Presidente della Repubblica, e il Premio Amerigo nel 2022, premiato dal Console americano a Firenze per l’informazione sportiva sull’America dall’Italia. Ma sono legato agli scoop sul campo: il video degli scontri tra tifosi e Polizia in Brasile a Salvador Bahia nel 2013 durante la Confederations Cup, quello dell’Uomo Nero Ivan arrestato nottetempo a Genova dalla Polizia dopo i disordini in Curva in occasione di Italia-Serbia di calcio, la domanda a Coach K, l’ex allenatore di Duke e della nazionale Usa di basket ripresa e mandato “a rullo” su SportsCenter il notiziario di Espn. Ah, e quel “non si mangia in un ristorante da 100 euro…” che mi disse Antonio Conte post partita, l’anticipazione del suo addio alla Juventus, qualche anno fa…”.

Ilaria : La regione Puglia ti ha visto spesso protagonista di vari eventi. Uno si terrà il 15 aprile in quel di Brindisi. Puoi anticiparci qualcosa?
Riccardo: Sono venuto a Lecce e a Bari per seguire la Nazionale di calcio quando ero cronista al seguito degli Azzurri per Gazzetta dello Sport. E sono poi tornato a Bari per la presentazione di 30su30, all’Università. Esperienza bellissima…Felice di venire a Brindisi, sarà una prima volta. L’occasione per confrontarmi con una piazza di basket, condividere la mia passione sportiva al Sud, dove il calore della gente è spesso straordinario. Lo sport è emozioni, prima dei gesti atletici e tecnici. E le emozioni vanno condivise, altrimenti restano monche.

Ilaria : Il tuo libro pubblicato con Diarkos è uscito nel novembre 2022 ma ha già riscosso successo. Dovendolo racchiudere in una citazione quale vuoi usare?
Riccardo: Una parola: autentico. Un libro vero, coraggioso. Che svela fatti e misfatti inediti, senza paura di smentita. Ci troverete retroscena scomodi, di vita reale. Che è così: in bianco e nero. Non bisogna aver timore di raccontarla, perché quello che succede ai campioni, nascosto sotto il tappeto della convenienza e del politicamente corretto, è quello che succede a tanti di noi. Picchi e cadute, la natura umana…Fare canestro non basta mica per cambiarla…

Ilaria : La tua vita è come una montagna russa, adrenalina a mille, tanti sarebbero voluti essere al tuo posto in più di un’occasione ma incamera anche tanti sacrifici. Puoi gentilmente esporre a chi vuole intraprendere una carriera come la tua qualche tassello fondamentale?
Riccardo: Serve dedizione, anzitutto. Il giornalismo non ha orari, spesso. Se uno vuole la vita comoda può lavorare in ufficio 8-14. Il giornalismo fatica a concederti giorni liberi e vacanze nelle quali puoi staccare il telefono. Tocca stare sempre sul pezzo, sulla notizia, appiccicati ai social media…Poi un tempo i viaggi da inviato permettevano una visione delle cose più approfondita, toccata con mano. Adesso per ragioni economiche la cronaca dal campo è sempre più rara. Questo significa che lo sforzo per capire quel che succede e si racconta va raddoppiato, semmai. Mai accontentarsi della prima versione ascoltata, mai accontentarsi di fare quel che fanno gli altri. Meglio perdere che pareggiare, provando però sempre a vincere. Un dovere verso i lettori. E nella sostanza di soldi ne girano pochini, sempre di meno. Questo significa che chi scrive è più manipolabile perché ha meno forza contrattuale rispetto a editori e gerarchie giornalistiche. Non ci cascate: raccontate quel che succede, non quel che è comodo dire che sta succedendo. Schiena dritta, spalle larghe…

Ilaria : Un tuo sogno nel cassetto è?
Riccardo: Ho provato a fare il Direttore di una testata giornalistica, The Shot. Il primo tentativo non è andato bene. Proprio perché ci sono dei valori che non puoi tradire quando fai informazione, se ci metti la faccia. E allora non si possono prendere scorciatoie, ma neppure abbassare l’asticella. E gestire un gruppo di lavoro è certo più difficile che rispondere per se stessi. Può darsi ci riprovi. Chissà, forse presto…Un progetto condiviso è una ricchezza inestimabile, rinunciarci è doloroso.

Ilaria : Progetti futuri? Sei già in arrivo con la stesura di un nuovo libro?
Riccardo: No, ne ho rifiutato uno proprio di recente. Non sono un supermarket, non lavoro da catena di produzione. Ogni mio libro ha una cura particolare, tempi di gestazione, almeno 6 mesi, tempi per i viaggi, per raccogliere le interviste, le testimonianze. Servono risorse fisiche economiche e mentali. Lo si deve a chi legge. Meglio che i libri siano pochi, ma buoni, che tanti, ma dozzinali. Quel poco di guadagno in più non mi cambierebbe la vita e invece la pretesa, forse l’illusione, di poterla cambiare in meglio a qualcuno che li legge, fosse anche solo per qualche ora o persino momento, non ha prezzo…

Riccardo Pratesi è direttore responsabile di «The Shot», testata giornalistica dedicata all’NBA 24/7. Dal 2000 scrive per la «Gazzetta dello Sport», per la quale ha coperto per anni da inviato Juventus e Nazionale di calcio. Dal 2014 è firma quotidiana sul sito della rosea sugli sport americani, in particolare della pallacanestro NBA. Dal 2014 al 2018 è stato corrispondente dagli Stati Uniti per Sky Sport. Ha vinto il Premio Ischia 2006, sezione Giovani. Nel 2017 ha pubblicato il suo primo libro, 30su30, per Libreria dello Sport, raccontando on the road di sport e America, allora da residente negli States. Collabora con l’Università di Siena, per il corso di Storia del giornalismo. Ama scrivere le cose “pane al pane”, da cronista di servizio ai lettori: meglio una brutta storia vera che una bella storia falsa…

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