Liste d’attesa, Amati: “Più sostegno che critiche, a conferma dei dati”

“Sulla proposta di legge per abbattere i tempi d’attesa in sanità prevalgono i messaggi di solidarietà e sostegno rispetto alle critiche. Auspico pertanto una rapida approvazione della legge anche per fugare i dubbi in buona fede avanzati dagli ordini dei medici, soprattutto, e da alcuni gruppi politici presenti in Consiglio regionale. Nel frattempo i dati in arrivo dalle singole ASL (allo stato ancora parziali) confermano un disallineamento tra visite istituzionali e visite a pagamento, registrati nell’ultima settimana indice di ottobre 2017.”

Lo dichiara Fabiano Amati, presidente della Commissione regionale bilancio, con riferimento alla proposta di legge “Misure per la riduzione delle liste d’attesa in sanità. Primi provvedimenti”, sottoscritta dallo stesso Amati e dai consiglieri Cera, Colonna e Mennea.

“La critica più ricorrente contiene l’osservazione che il problema delle liste d’attesa ha più sfaccettature e che sull’argomento incomba la carenza di personale.
Nessuno dubita che la questione delle liste d’attesa ha più cause – prosegua Amati – ma una di queste consiste proprio nei diversi tempi di attesa tra attività istituzionale e a pagamento, a parità di personale utilizzato, strutture e numero di prestazioni eseguite.
In Puglia, nell’ultima settimana indice considerata, l’attività a pagamento è pari al 4.87 % delle prestazioni complessive. Ma quella è purtroppo una media formata anche da otto prestazioni che fanno oscillare le visite a pagamento tra il 29 e l’8 % delle prestazioni complessive. Fosse solo per quelle otto, ritenendo le altre immuni da ogni eccezione (ma non è così se si guarda il rapporto in ogni singola azienda), la legge proposta avrebbe i suoi significativi effetti.
In realtà la questione non può nemmeno formularsi nel rapporto tra il numero complessivo delle prestazioni e l’attività a pagamento – precisa il proponente della legge – perché il rapporto preso in esame dalla proposta di legge è quello tra visite a pagamento e prestazioni istituzionali con priorità breve o differita. In questo contesto, almeno con riferimento all’ultima settimana indice, il rapporto percentuale è quasi alla pari, 50 e 50.
Non è dunque utile avanzare il dissenso fuori dai numeri per difendere le posizioni di una minoranza di professionisti, finendo per creare nocumento all’immagine della maggior parte dei medici che fanno il loro dovere e che in queste ore mi stanno scrivendo – come detto – numerosi messaggi di sostegno.
Peraltro la necessità di allineare i tempi tra attività ordinaria e a pagamento è prevista dalla legge, dal regolamento pugliese e dal contratto dei medici.
Dov’è lo scandalo se una legge regionale interviene a stabilire ciò che succede se l’allineamento imposto dalla legge nazionale non si verifica?
Mi verrebbe da chiedere, piuttosto, come mai nonostante la legge preveda l’allineamento, nessuno ha finora detto nulla all’interno delle Asl e degli ordini dei medici?
Su questo argomento – conclude Amati – bisognerebbe recuperare razionalità e respingere ogni istinto emotivo, per recuperare un rapporto di fiducia tra classe dirigente (politici, medici, manager) e cittadini, incrinatosi per modi di fare privi di concretezza, rinchiusi a contrastare ogni pur minima ipotesi di cambiamento concreto”

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO