La mostra sulla Via Appia sospesa sulla Brindisi che fu. Spettacolo da non perdere

BRINDISI – Un teatro sospeso su un’area archeologica di epoca romana che accoglie nel suo foyer una mostra sulla Via Appia. Su uno dei pannelli della mostra, la colonna romana fotografata da Paolo Rumiz e dai suoi temerari compagni di viaggio al termine del loro cammino lungo la Regina Viarum. Sotto il pannello, la vetrata che concede la vista sulla Brindisi romana che fu.

Una suggestione scenica e storica del genere crediamo che non abbia eguali. E bene ha fatto Paolo Rumiz a sottolineare l’incredibile “capacità” degli italiani, dei meridionali e dei brindisini (secondo lo scrittore colpevoli – in parte – della loro condizione di marginalità) di dimenticare il loro passato.

La mostra itinerante “L’Appia ritrovata. In cammino da Brindisi a Roma” merita assolutamente di essere visitata, e la suggestione della “tappa” brindisina – alla quale contribuisce la location – crediamo fornisca un valore aggiunto alla stessa.

Tale evento è stato promosso dalla Regione Puglia, è stato prodotto dalla Società Geografica Italiana e vanta la collaborazione del Polo Biblio Museale di Brindisi diretto da Emilia Mannozzi e della Fondazione Nuovo Teatro Verdi (con il Direttore operativo Valentina Marolo che ha seguito le operazioni inerenti l’allestimento della mostra, il Direttore Artistico Carmelo Grassi che ha cucito i rapporti tra gli enti e Roberto Romeo che ha curato la promozione della stessa), oltre che del patrocinio del Mibact e del Comune di Brindisi.

Iniziative come questa devono rappresentare l’ordinario per una città che ha bisogno di riscoprirsi, di prendere consapevolezza delle proprie potenzialità, della propria centralità e di ricostruire una propria identità, perché una città come Brindisi rappresenta – per le sue peculiarità – un unicum nel panorama regionale.

E per abbandonare il ruolo di “grande dimenticata della Puglia” (come l’ha definita Rumiz), bisogna incominciare da mostre come questa, che ci ricordino l’immenso patrimonio storico e culturale del quale siamo depositari.

Andrea Pezzuto

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