Amore: desiderio o dipendenza? – della dr.ssa Rita Verardi

Il desiderio di amare e di essere amati è un bisogno naturale e sano, consente la sopravvivenza dell’individuo e della specie. Esso è associato ad emozioni positive e al benessere psicofisico. Tuttavia per alcune persone le relazioni affettive possono diventare una dipendenza provocando malessere, con conseguenze devastanti.

Attualmente la Dipendenza Affettiva non è una patologia inclusa nel DSM V probabilmente perché scarseggiano studi che consentano di stabilire dei criteri diagnostici tali da identificarla come un disturbo mentale. In pratica clinica, però, incontriamo tanti pazienti che non riescono a interrompere relazioni intime profondamente distruttive, che generano sofferenza e compromettono la loro vita. Sembrano incastrati, loro malgrado, in una catena morbosamente sofferente.

I sintomi della dipendenza affettiva possono essere incapacità di vivere in maniera autonoma, aver bisogno di consigli e rassicurazioni, senso di panico per un possibile allontanamento o abbandono, vortici di tristezza e rabbia sproporzionati alla situazione. Pur di scongiurare il temuto abbandono, si è disposti a fare cose spiacevoli e degradanti (essere sfruttati economicamente o sessualmente, tollerare infedeltà e/o violenza). La caratteristica delle relazioni affettive è la caoticità dei comportamenti, dei pensieri, delle emozioni, una passione travolgente, le discussioni violente. Il partner viene idealizzato in un momento e umiliato il momento dopo, con conseguenti sensi di colpa. Esattamente come avviene nella dipendenza da sostanze anche nella Dipendenza Affettiva con il passare del tempo tutto inesorabilmente ruota intorno al partner; si evitano gli altri, si riducono gli interessi. La mente e sopraffollata, rimugina su idee che riguardano il partner tanto da sentirsi stanchi, affaticati. La proprio vita è inesistente. S’inizia a vivere quella dell’altro, in fusione. Generalmente, i pazienti con Dipendenza Affettiva sono consapevoli degli effetti devastanti di tutto questo, ma esattamente come i tossicodipendenti, non riescono ad astenersi dalla relazione.

Di fatto si è disperatamente in cerca di essere amati da persone anaffettive quindi per definizione incapaci di amare; infatti è proprio il rifiuto che crea e alimenta la Dipendenza Affettiva: più il partner è sfuggente, freddo, distante, più la persona dipendente si sacrifica fino ad annullarsi, si colpevolizza, si mette in discussione e lo rincorre. Può capitare che, a causa di un torto subito dal partner, la rabbia può momentaneamente spingere ad allontanarsi, ma inevitabilmente, i sintomi dell’astinenza (depressione e incapacità di provare piacere, ansia, sensazione di vuoto) attivano in chi soffre da dipendenza affettiva a perdonare e tornare con il partner.

Da tutto questo si può guarire. Il primo passo consiste nell’essere consapevoli di avere un problema e di avere bisogno dell’aiuto di un esperto per risolverlo. Occorre sapersi guardare dentro e contemporaneamente osservare la propria vita come da un balcone, dall’alto per rendersi conto di ciò si vuole, e di ciò che rende felici. È importante comprendere la sofferenza di sé in termini di sintomi e disfunzioni comportamentali.

E necessario poi lavorare sulle convinzioni di non amabilità che affondano le radici nel lontano passato dell’età prepuberale e adolescenziale. Imparare a  compiere scelte autonome, anche in condizioni di mancante supporto relazionale, è un dovere e un diritto verso noi stessi. Questo migliora l’amor proprio e il valore personale. Il bisogno di amare ed essere amati ci ricorda Bowlby resta importante tutta la vita, ma non dobbiamo dimenticarci di essere innamorati di se stessi, e prima di prendere per mano qualcuno, dobbiamo imparare a camminare con le nostre gambe, per stare bene con noi stessi da soli e in relazione con il partner.

Rita Verardi – psicologa e psicoterapeuta

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