Marinazzo: “Oggi il metano da una mano all’invasione russa dell’Ucraina e a chi fa affari con i combustibili fossili”

Sui combustibili fossili e soprattutto sul metano si registrano speculazioni e fake news.
All’inizio del 2021 il prezzo del gas in Europa era di 19 euro per MW/h e alla fine dell’anno ha raggiunto 180 euro per MW/h per poi scendere sino a 100 euro per MW/h malgrado lo scoppio della guerra in Ucraina. Non è affatto vero che sia stata la guerra a provocare l’aumento vertiginoso del prezzo del gas, frutto invece di quella speculazione, che il ministro Cingolani ha chiamato “colossale truffa” ordita in quella anomala borsa di Amsterdam grazie ad un cartello di imprese che controlla il mercato del gas.
Nel corso degli ultimi 10 anni si è voluta creare la dipendenza dal gas russo, riducendo significativamente la portata del gasdotto che giunge in Sicilia dall’Algeria, aumentando quella del Nord Stream 1 ed addirittura patteggiando con Putin la costruzione del Nord Stream 2 per evitare l’attraversamento dell’Ucraina.
Oggi l’Europa fornisce al governo russo circa 1 mld di euro al giorno per le forniture di combustibili soprattutto di gas e quel miliardo serve ad alimentare l’invasione dell’Ucraina ed anche il mantenimento di un consenso interno legato alla compressione della democrazia e dell’informazione.
In questi giorni i governi europei stanno confrontandosi sulla possibilità di inserire fra i provvedimenti contro il governo russo anche l’embargo del gas, ma lo fanno semplicemente alla ricerca di diversi fornitori ed anche di gas naturale liquido (GNL) e non per costruire finalmente l’uscita dai combustibili fossili che è la condizione principale alla base dell’impegno formalizzato di tagliare le emissioni climalteranti del 55% entro il 2030 e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. D’altronde l’Unione Europea ha avviato l’assurdo iter autorizzativo della tassonomia verde fondata su gas e nucleare.
L’Italia consuma 75 mld di metri cubi di metano all’anno, di cui 29 provenienti dalla Russia. È in corso una frenetica ricerca di fornitori alternativi per ottenere quella che impropriamente viene definita indipendenza energetica.
Da un lato si contratta con paesi che non brillano per la qualità della democrazia al loro interno ed addirittura ENI annuncia trionfalmente il possibile accordo con quell’Egitto la cui affidabilità è testimoniata dall’atteggiamento che continua ad avere nel caso Regeni. Dall’altro non si fa altro che trasferire parzialmente su altri paesi la dipendenza che l’Italia ha dalla Russia. Per di più nessuna soluzione risponde a logiche capaci di affrontare l’emergenza, in quanto anche i 9 mld di metri cubi concordati con l’Algeria saranno disponibili alla fine del 2023.
Addirittura sconcertante è la previsione di acquisto a costi elevatissimi di GNL che, con ulteriore aggravio sensibile della spesa nel trasporto su nave, dovrebbe giungere a due navi rigassificatrici ormeggiate vicino a Piombino, Taranto o Brindisi, città che, guarda caso, hanno già conosciuto il pesante impatto di industrie di base ed anche di fenomeni corruttivi (si pensi alla vicenda del rigassificatore che British Gas proponeva a Brindisi).
Il ministro Cingolani ha affermato che i rigassificatori galleggianti vanno collocati là dove c’è “un tubo” intendendo presumibilmente far riferimento alla presenza della rete gas di SNAM, sostenendo che la nave rigassificatrice ormeggiata si può spostare in qualsiasi momento. Il ministro dimentica però, che il collegamento con “il tubo” di cui parla, va fatto con una Pipe line, cioè con una condotta sottomarina di cui va garantita la stabilità e la sicurezza e sembra anche dimenticare che il GNL viene trasportato a meno 160° e che per rigassificarlo è necessario un forte prelievo di acqua di mare da reimmettere con un evidente sbalzo termico.
In particolare, sembra incredibile che si possano esprimere pareri favorevoli su tale opera, nel mentre si hanno contrastanti pareri negativi sull’istallazione di impianti da fonti rinnovabili e ciò paradossalmente avviene nel momento in cui ENEL conferma l’abbandono di centrali termoelettriche e l’impegno per investire sulle fonti rinnovabili e sulle filiere connesse, come testimoniato dall’intervento del dott. Evangelisti nel convegno organizzato da Legambiente e CGIL il 20 aprile con il titolo “”Poli energetici delle rinnovabili – Il futuro è oggi”.
Il futuro è nei 20 GW all’anno che l’organizzazione di Confindustria nazionale Elettricità Futura è pronta a realizzare, tagliando di 15 mld di metri cubi annui il consumo di metano (in 2 anni si annullerebbe la dipendenza dal gas russo).

Doretto Marinazzo
Presidente Circolo “Tonino Di Giulio” Legambiente Brindisi e componente il gruppo di lavoro Energia di Legambiente ONLUS

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO