La storia vera ti la culonna romana

colonna

A Brindisi due erano le colonne romane  che segnavano la fine della Via Appia, la famosa arteria romana che collegava Roma con Brindisi. Per cedimento del terreno nel 1528 una di esse crollò (oggi quella di Sant’Oronzo) e si ruppe in cinque pezzi che rimasero abbandonati a terra per 132 anni circa. Nel 1656 la peste, che aveva già colpito Brindisi nel 1526, uccidendo un gran numero di persone, scoppiò di nuovo nel Regno di Napoli, ma risparmiò Brindisi e tutta la Terra d’Otranto. Il miracolo fu attribuito a S. Oronzo. Lecce decise di erigere al santo un monumento, a cui l’attuale Sindaco di allora Giovanni Antonio Cuggiò contribuì donando la colonna romana caduta con il capitello. Apriti cielu…li brindisini sconfessando la promessa del sindaco, si rifiutarono di consegnarla. Casini…cause…. controcause…alla fine li giudici diedero ragione alli liccisi.

Non solo. Il più grande scalpellino leccese ..nu certu Giuseppe Zimbalo, aveva talmente trasformato la culonna tanto da farne un prezioso simbolo del barocco. Facitivi capaci…ci osci nò tinimu cchiui la seconda culonna…è stata colpa ti lu Sinducu Cuggiò ..che non chiese neppure il parere alla cittadinanza. Il trasporto dei cinque pezzi della colonna fu fatto con dei carri. Arrivati a Lecce, l’architetto Giuseppe Zimbalo oltre a ricostruire una nuova base con la pietra locale, feci n’atru capitello….moi atu capitu pirceni quiddu ti lecci eti diversu? ..à ddai stai la differenza.

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