Chiusura centro per l’impiego di Mesagne. Decisione derivante solo dalla Legge sul Riordino delle Province. Competenza ora è della Regione

MESAGNE – In riferimento ad alcuni articoli e note di stampa rilevati in questi giorni sul tema della chiusura degli uffici del Centro Impiego di Mesagne, con spostamento dell’utenza negli uffici di Brindisi, si ribadisce che la decisione di chiudere la sede di Mesagne, assunta già un paio di anni fa, non è assolutamente da imputare alla Provincia di Brindisi, in quanto tale decisione deriva dall’applicazione della Legge sul Riordino delle Province, che, di fatto, ha procurato il depauperamento di risorse umane ed economiche dell’Ente, gravando proprio su un settore, come quello delle Politiche del Lavoro, particolarmente delicato e con un’utenza, purtroppo per il nostro territorio, particolarmente numerosa ed ovviamente meritevole di massima attenzione e cura.

“Come è noto – ha detto il presidente f.f. della Provincia di Brindisi, Domenico Tanzarella – la materia del Mercato del Lavoro, dal 1° gennaio, è di competenza della Regione Puglia, così come l’organizzazione dei vari centri per l’impiego del territorio e la loro dislocazione. La Provincia, pertanto, non ha più alcuna competenza in merito. Fa specie rilevare come la stessa Regione, per alleviare tutti questi disagi arrecati all’utenza brindisina, non sia dotata e non si doti, all’interno della sua Agenzia per le Politiche Attive per il Lavoro (ARPAL), delle risorse umane già professionalizzate e molto utili per queste competenze particolari, come lo sono quei dipendenti della Santa Teresa spa, società in House della Provincia, ora in Cassa Integrazione in Deroga, ma che hanno espletato la loro funzione lavorativa per tantissimi anni, fino a pochi mesi fa, proprio nel settore Mercato del Lavoro e dei Centri Impiego della Provincia di Brindisi. Ci si augura che in tempi brevi la Regione possa sbloccare tale situazione, favorendo sia un miglior accoglimento dell’utenza, soddisfacendo senza disagi alle loro richieste, che il ricollocamento lavorativo di tante unità operative fornite di esperienza, ma che al momento non possono utilizzarla per il bene della collettività”.

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