L’istituzione del distretto di accelerazione industriale Brindisi-Taranto per le tecnologie a zero emissioni, prevista nel decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri, come evidenziato da Mauro D’Attis, può rappresentare indubbiamente un‘occasione in più per il nostro territorio. Lo accogliamo con favore, perché va nella direzione di ciò che abbiamo chiesto da tempo. Ma proprio perché ci crediamo, abbiamo il dovere di dire con chiarezza cosa manca perché diventi un’opportunità reale e non l’ennesimo annuncio. Il distretto nasce dentro un decreto d’urgenza sull’ex Ilva, che dovrà essere convertito in legge dal Parlamento. Le aree devono essere ancora individuate e, ad oggi, non conosciamo perimetro, governance e risorse dedicate. Su questi punti la conversione in legge in Parlamento sarà decisiva, perché Brindisi deve avere un ruolo esplicito, non quello di appendice della vertenza tarantina.
C’è poi il quadro europeo, da cui questo strumento trae ispirazione. L’Industrial Accelerator Act non è ancora legge ma è una proposta di regolamento in discussione tra Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione. Il suo percorso non è affatto scontato, perché una parte del Partito Popolare Europeo, quindi centrodestra, ha presentato un emendamento per respingere l’intero provvedimento, e i Conservatori europei, che hanno come riferimento in Italia il gruppo di Fratelli d’Italia, hanno annunciato di sostenerlo. Sono divisioni interne al centrodestra europeo che rischiano di rallentare o svuotare una norma importante per territori come il nostro.
Per questo oltre a celebrare la candidatura del distretto è fondamentale impegnarsi, insieme alle proprie famiglie politiche europee, perché l’Accelerator Act venga approvato e non affossato. Non vogliamo essere catastrofisti, ma realisti. Se il regolamento europeo sarà approvato, ogni Stato dovrà designare almeno un’area di accelerazione industriale, con autorizzazioni semplificate, procedure più rapide e accesso prioritario alla rete elettrica. Brindisi ha tutte le carte in regola per esserlo con aree già infrastrutturate nella zona industriale, porto, connessione alla rete ad alta tensione, progetti pronti. La semplificazione normativa, però, da sola non basta, poiché l’acceleratore riduce i tempi, ma non porta risorse. Per questo resta centrale l’accordo di programma per la decarbonizzazione, che era stato promesso entro il primo trimestre di quest’anno e che ancora attende la firma. Senza risorse certe, l’accordo non può essere pienamente operativo. Ci sono decine di proposte di investimento giudicate idonee e centinaia di posti di lavoro che aspettano un quadro definito. Un accordo di programma firmato, finanziato e operativo, insieme all’approvazione definitiva dell’Industrial Accelerator Act e al riconoscimento di Brindisi come area di accelerazione, può dare finalmente alla nostra città una chance concreta. È così che si risponde alla crisi socio-economica prodotta dalla transizione energetica, che migliaia di lavoratori e famiglie stanno pagando sulla propria pelle.
Su questo il Partito Democratico di Brindisi c’è, come sempre, con spirito costruttivo. Chiediamo ancora una volta al Governo tempi certi sull’accordo di programma e risorse adeguate. Chiediamo ai parlamentari e agli europarlamentari del territorio, di ogni schieramento, un impegno comune perché il regolamento europeo IIA vada in porto. Chiediamo infine che il commissario di Governo per la decarbonizzazione, l’Autorità di sistema portuale, il Consorzio ASI, il Comune e la Regione costruiscano insieme il dossier di Brindisi.
Francesco Cannalire, consigliere comunale e segretario cittadino Partito Democratico Brindisi









































