Tra club e ricerca sonora: intervista a Martina, in arte LAMAR, Dj giovanissima e salentina

Covo 85, Foto di Giovanni Ottini

È negli anni ’40 e ’50 che compositori e ricercatori musicali iniziano a utilizzare i generatori di suono o strumenti che allora sembravano futuristici come oscillatori e nastri magnetici: l’intento (e il divertimento) è creare composizioni completamente nuovi da suoni vergini o da produzioni già esistente, modificandole, riadattandole e mischiandole.

Negli anni ’70 la rivoluzione tecnologica dei sintetizzatori rende questi suoni più accessibili e apre la strada alla diffusione popolare del genere, dando vita a gruppi come i Kraftwerk, ma in Italia si sviluppa e consolida negli anni ’80 con la Italo Disco e produttori come Giorgio Moroder.

Passando per gli anni ’90 e 2000, dalla scena clubbing della techno e della musica house, il sound si ramifica e molti ne fanno una passione vera e propria.

Foto di Alessandro Circhetta

È il caso di Martina Tarantino, in arte LAMAR, DJ salentina di 33 anni, che da circa due anni porta avanti il suo progetto nella scena elettronica locale. Partita dall’afro house, ha sviluppato uno stile personale fatto di ritmo, energia e contaminazioni, con l’obiettivo di creare connessioni e far vivere al pubblico un vero viaggio musicale.

Di seguito, l’intervista.

Di dove sei? Parliamo prima un po’ di te.

Sono salentina e ho 33 anni. Con mio nome d’arte LAMAR porto avanti il mio progetto musicale da circa due anni con grande passione, cercando di crescere passo dopo passo all’interno della scena elettronica del territorio.

Come è iniziato il tuo percorso da DJ?

La musica è sempre stata una presenza costante nella mia vita. Il mio percorso come DJ è iniziato quasi per curiosità, ma si è trasformato presto in qualcosa di molto più serio.

Dopo la laurea in Scienze Motorie, ho iniziato a lavorare per una multinazionale nel settore sportivo. Ad un certo punto ho sentito il bisogno di esplorare quella passione in modo più concreto: ho iniziato a studiare frequentando una scuola per Dj perché volevo capire davvero la tecnica e costruire basi solide. Ho iniziato a sperimentare con la consolle e a costruire i miei primi set. Con il tempo, sono arrivate le prime serate e l’opportunità di partecipare a un format in discoteca che mi ha permesso di farmi conoscere ancora di più nella scena salentina.

Come descriveresti il tuo stile a qualcuno che non ti ha mai ascoltata?

Il mio stile nasce dall’afro house, un genere che mi ha sempre colpita per le sue vibrazioni e per le contaminazioni culturali che porta con sé. Da lì ho iniziato a esplorare anche altri suoni, lasciando che il mio stile si evolvesse in modo naturale. In definitiva, il mio stile è un viaggio musicale in cui ritmo e vibrazioni si incontrano per creare un’esperienza che resta.

C’è un artista o una scena musicale che ti ha ispirata particolarmente?

Più che un singolo artista, mi ha sempre ispirato l’energia della scena elettronica nel suo insieme. La sua forza sta proprio nella capacità di unire le persone attraverso la musica. Seguo molto sia la scena internazionale sia quella italiana, cercando di assorbire stimoli diversi e trasformarli in qualcosa di personale quando suono.

Quando suoni, cosa cerchi di trasmettere al pubblico?

Quando suono cerco sempre di creare un viaggio. Mi piace costruire un set che cresca gradualmente e che faccia entrare il pubblico in una dimensione fatta di ritmo ed energia. L’obiettivo è far vivere un momento di libertà, dove le persone possano lasciarsi andare e sentirsi parte della stessa vibrazione.

Quando crei un tuo pezzo, da dove parti di solito: un’emozione, un suono, un’idea?

Quando produco parto spesso da un suono o da un groove che mi colpisce. Il mio primo brano nasce da una base house, perché è un linguaggio musicale che mi permette di esprimere bene ritmo ed energia. Da lì costruisco tutto il resto, cercando di creare qualcosa che possa funzionare davvero su chi lo ascolta.

Quanto è diverso suonare musica di altri rispetto a suonare un tuo brano?

Suonare musica di altri artisti è sempre un modo per rendere omaggio a chi ha creato quei brani, è condivisione e rispetto per la scena musicale per costruire il mood giusto durante il set.

Quando invece suono il mio brano la sensazione è diversa: è come condividere una parte del percorso creativo con il pubblico. Vedere le persone reagire a qualcosa che hai creato tu è sicuramente una delle emozioni più forti.

Com’è oggi la scena musicale elettronica nel sud Italia secondo te?

Secondo me la scena elettronica nel sud Italia sta vivendo un momento molto interessante, è in crescita con tanta energia e voglia di fare.

Ci sono tanti artisti emergenti, nuovi format e realtà solide che stanno creando spazi per la musica elettronica.

Quanto conta il rapporto con il pubblico mentre suoni?

Conta moltissimo. Il pubblico è parte fondamentale di ogni set. C’è uno scambio continuo di energia quando sono consolle con chi mi ascolta. Quando sento che c’è la risposta in chi mi ascolta, il set prende una direzione ancora più forte e diventa un’esperienza condivisa.

Con l’arrivo della bella stagione, si riapre anche il periodo della musica in open space e il calendario di Martina si preannuncia fittissimo e intenso già a partire dalle prossime settimane.

Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti?

Tra i tanti club e festival che mi hanno confermato le date – e che ringrazio – ci sono alcuni eventi davvero straordinari: il 6 aprile sarò sul palco del Festival Nebula nella suggestiva Marina di Melendugno. Sarà una serata speciale, anche perché è previsto un secret guest imperdibile; l’11 aprile al Covo85 con il super format Spicy; e poi due date imperdibili al Morosunset Festival, il 25 aprile e il 2 giugno, nella splendida baia di San Gregorio, con il tramonto sul mare come perfetta colonna sonora. Un calendario che unisce club culture, festival all’aperto e momenti magici nei principali locali del Salento, pronto a trasformare ogni set in un’esperienza unica.

Aurora Lezzi

 

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