Un’impresa sportiva come poche al mondo ed a tentare di realizzarla ci sarà ancora una volta un campione del calibro di Sergio Davì a bordo di un gommone “ItalBoats Stingher 32 Gt”, di dieci metri, realizzato a Presicce, nel Salento, dall’azienda fondata nel 1986 dalla famiglia Risolo. Davì, palermitano, con una lunga esperienza in avventure estreme di questo tipo, ha voluto parlare della sua prossima missione in mare (la partenza è prevista a dicembre) nel corso dell’ultima giornata del Salone Nautico di Puglia, alla presenza dell’account manager della ItalBoats srl, Chiara Risolo e del Presidente dello Snim Giuseppe Meo.
In un primo momento l’obiettivo di Davì era quello di raggiungere il Giappone, ma gli scenari di guerra nel Golfo hanno imposto un cambiamento di rotta.
In tre mesi, pertanto, il comandante conta di arrivare dalle coste palermitane a quelle argentine, attraversando tutto il Mediterraneo per poi raggiungere l’America sud-orientale, toccando tre continenti, per un totale di una quindicina di tappe (Palermo, Palma de Maiorca, Gibilterra, Isole Canarie, Mindelo, Fernando de Noronha, Natal, Recife, Salvador, Porto Seguro, Rio de Janeiro, Santos, Itajaì, Montevideo, Buenos Aires.
Il gommone è dotato di tue motori fuoribordo Suzuki Df300 Apx ed avrà una capacità di carico di 1.500 litri di carburante e sarà chiamato ad affrontare anche una tappa lunghissima, di circa 1.300 miglia, tra Mindelo e Fernando de Noronha.

“Le condizioni meteo saranno fondamentali – afferma Davì – per stabilire i tempi della traversata, anche se sono pronto ad affrontare anche condizioni difficili, così come è accaduto in altre traversate in cui non sono mancate le incognite”.
Questa missione di Sergio Davì è stata denominata “South America Rib Adventure” e tra gli obiettivi ci sono anche numerose motivazioni di carattere scientifico per monitorare lo stato di salute degli oceani e non è un caso che il gommone avrà a bordo strumenti per campionare le acque, con l’obiettivo di monitorare la presenza di microplastiche e di altre forme di inquinamento.
“La scelta dell’Argentina – aggiunge Davì – non è stata casuale, visto il rapporto tra il popolo italiano e quello argentino che, come è noto, è composto almeno per la metà da discendenti di nostri connazionali”.











































