“MOGALE NON SI TOCCA. NO AL RESORT FOUR SEASONS, NO ALLA COLONIZZAZIONE DEL NOSTRO TERRITORIO”

Il COBAS di Ostuni esprime piena e incondizionata solidarietà a Legambiente, al Libero Comitato per la Salvaguardia dell’Habitat Naturale della Costa Ostunese, a Italia Nostra e al Gruppo Escursionistico Speleologico Ostunese (GEOS), che hanno avuto il coraggio e la determinazione di portare al TAR di Lecce il ricorso contro l’Autorizzazione Unica ZES n. 423/2025, rilasciata per consentire la realizzazione del mega-resort Four Seasons in contrada Mogale. Quello che si sta consumando sulla costa di Ostuni non è sviluppo: è colonizzazione territoriale. Dietro la sigla Four Seasons si celano interessi finanziari internazionali di primissimo piano: la holding londinese Omnam Group — con il finanziere israeliano Yaniv Medalsy e il fondatore David Zisser — ha acquisito i terreni di Mogale nel 2020 tramite la società romana Merletto s.r.l. A sostenere il brand c’è Bill Gates, che attraverso il suo fondo Cascade Investment controlla oltre il 71% di Four Seasons Hotels and Resorts. Miliardi di capitali internazionali che puntano a privatizzare uno degli ultimi tratti di costa libera del Mediterraneo, sottraendolo per sempre alla collettività. I profitti finiranno a Londra e Seattle. Ad Ostuni rimarranno, nel migliore dei casi, lavori stagionali e sottopagati. Il progetto è illegale nei fatti, prima ancora che nel diritto. La Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Brindisi e Lecce ha espresso parere contrario — per ben due volte, bocciando anche il progetto ridimensionato — parlando di “alterazione irreversibile del carattere morfologico e funzionale del sistema rurale costiero”. La Regione Puglia ha emesso parere negativo per incompatibilità con l’Oasi faunistica protetta “Villanova – Punta Penna Grossa”. Il GEOS ha documentato la presenza di cavità ipogee con insediamenti neolitici che gli scavi distruggerebbero definitivamente. Le dune ospitano specie vegetali protette — il giglio di mare, l’eringio marittimo, l’ammofila — essenziali per la difesa naturale dall’erosione costiera. Mogale è uno degli ultimi corridoi ecologici per l’avifauna migratoria lungo la rotta adriatica. Di fronte a tutto questo, i promotori del progetto hanno scelto di aggirare la legge ordinaria ricorrendo alle procedure della ZES Unica — strumento nato per favorire insediamenti produttivi, non per legittimare lottizzazioni immobiliari di lusso in zone vincolate — sottraendo di fatto le decisioni alle competenze territoriali del Comune e della Regione Puglia. Non ci sfugge, inoltre, il peso politico di questa vicenda. Nell’estate 2025 tre assessori del Comune di Ostuni sono stati revocati dal sindaco per essersi opposti all’approvazione della variante prima della conclusione della Valutazione di Impatto Ambientale. Nel ricorso si denuncia esplicitamente un conflitto di interessi strutturale GRANDE QUANTO UNA LOTTIZZAZIONE: l’ex primo cittadino sarebbe stato socio fino a fine 2024 dello studio tecnico che ha progettato l’intervento Mogale. Questo non è amministrazione pubblica: è gestione privata del bene comune. Il COBAS di Ostuni dice no a questo modello di sviluppo. No al consumo di suolo. No alla privatizzazione della costa. No all’uso distorto degli strumenti giuridici per piegare la legge agli interessi del capitale internazionale. Sì alla tutela del paesaggio costiero, della biodiversità, del patrimonio archeologico e dei diritti delle comunità locali. Sosteniamo con forza il ricorso al TAR e invitiamo tutte le realtà sindacali, associative e civiche del territorio a unirsi a questa battaglia. Mogale appartiene a tutti noi.

Cobas Ostuni Sez. Carlo Moccia

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