Tre titoli in una sola competizione e una vittoria storica con la maglia azzurra. È il bilancio straordinario di Luca Bray, giovane medico brindisino e tennista, protagonista del Campionato del Mondo dei Medici Tennisti, disputato dal 10 al 17 ottobre ad Antalya, in Turchia. Bray ha conquistato il titolo nel singolare della categoria Open, quello nel doppio e la Coppa delle Nazioni con la Nazionale italiana, completando un prestigioso triplete.
Un risultato che va oltre il successo individuale e che racconta il percorso di un giovane professionista capace di coltivare ad alti livelli due passioni: la medicina e il tennis. Bray è infatti al quarto anno di specializzazione in Anestesia e Rianimazione, un percorso che richiede turni diurni e notturni e che rende tutt’altro che semplice trovare tempo ed energie per gli allenamenti.
«Per me, questo traguardo non è solo un successo sportivo, ma rappresenta l’apice di una crasi a cui tengo moltissimo: l’impegno medico e quello tennistico», racconta Bray, sottolineando il legame profondo tra le due attività che hanno segnato il suo percorso personale e professionale.
Il trionfo in singolare e la rivincita nel doppio
Nel singolare della categoria Open, Luca Bray ha affrontato in finale l’amico Alvise Zarantonello, in una sfida intensa ed emozionante, combattuta punto su punto davanti a un numeroso pubblico.
«Giocare contro un amico è sempre un’esperienza emotivamente complessa e difficile da gestire», spiega il medico brindisino. Ne è venuto fuori, racconta, «un match entusiasmante, combattuto punto su punto, che ha intrattenuto il numeroso pubblico presente».
Con Zarantonello è arrivata anche la vittoria nel doppio, una rivincita particolarmente significativa dopo la semifinale persa l’anno precedente in Polonia, quando i due si erano arresi al tie-break decisivo. «Quest’anno, invece, ci siamo presi una bellissima rivincita conquistando insieme il titolo», sottolinea Bray.
La settimana di gare è stata impegnativa per tutti i partecipanti. Una giornata caratterizzata da forti piogge ha stravolto il programma, costringendo gli atleti a disputare anche più incontri nello stesso giorno e mettendo a dura prova la resistenza fisica e mentale.
L’Italia torna sul tetto del mondo nella Coppa delle Nazioni
Il risultato più significativo per la squadra azzurra è arrivato nella Coppa delle Nazioni, conquistata dall’Italia per la prima volta dal 2012. Un percorso netto quello della formazione italiana, che ha superato nell’ordine Repubblica Ceca, Australia, Ungheria e Germania, battuta nella finalissima.
In ogni confronto gli azzurri si sono imposti per 2-0 nei singolari, senza dover ricorrere al doppio di spareggio.
La squadra era composta da Luca Bray e Alvise Zarantonello per la categoria Open, Andrea Papponi e Massimiliano Limonta per la categoria Over, con Antonio Ajuti nel ruolo di capitano.
«È un’emozione unica: l’orgoglio immenso di rappresentare la propria nazione e scendere in campo difendendo i colori azzurri», racconta Bray, che sottolinea il valore storico del successo: «Quest’anno siamo riusciti in un’impresa storica: riportare in Italia la Coppa delle Nazioni, un titolo che ci mancava dal 2012».
Una vittoria dal significato ancora più profondo, dedicata a Mauro Mazzaferro, socio e amico dell’associazione scomparso pochi giorni prima dell’inizio della competizione. «Abbiamo giocato e vinto anche per lui», ricorda il giovane medico, evidenziando il legame umano che unisce i componenti della squadra.
Medicina e sport, un equilibrio costruito ogni giorno
Per Bray, il triplete mondiale rappresenta anche la conferma di un percorso personale fondato sulla ricerca dell’equilibrio tra professione e passioni. La specializzazione in Anestesia e Rianimazione comporta ritmi di lavoro intensi, con turni di giorno e di notte che rendono difficile conciliare studio, attività clinica e allenamenti.
«La stanchezza dettata dall’alta intensità di lavoro nei turni di giorno e notte rende difficile la ricerca del tempo e delle forze per allenarsi», ammette. Ma a fare la differenza sono «la forza di volontà, la passione e il prezioso supporto di amici e colleghi».
Nel racconto dell’esperienza turca c’è spazio anche per un’immagine che lo ha particolarmente colpito: quella di colleghi ultraottantenni ancora in campo, capaci di affrontare le partite con una forma fisica e una tenacia invidiabili.
«È la dimostrazione più lampante di quanto lo sport sia fondamentale per mantenere il benessere fisico, mentre l’esercizio costante e stimolante della nostra professione medica tiene allenata la mente», osserva Bray. Una sintesi che richiama il principio del mens sana in corpore sano e che restituisce il senso più profondo della sua esperienza.
Le radici brindisine e il valore della condivisione
Dietro il successo internazionale ci sono anche una storia personale e un percorso di crescita iniziato sui campi da tennis fin da bambino. Bray rivolge un ringraziamento alla famiglia, ai maestri Vito Tarlo, Bobo Ciampa e Alfonso Pastore e agli amici del Circolo Tennis Brindisi, riconoscendo il ruolo fondamentale di chi lo ha accompagnato negli anni.
«Sono loro che, fin da quando ero bambino, mi hanno trasmesso i valori cardine che oggi cerco di applicare sia in ambito sportivo che professionale: l’impegno, l’umiltà, il rispetto per chi hai di fronte e l’importanza della condivisione», racconta.
Un ringraziamento speciale va anche all’AMTI, l’Associazione Medici Tennisti Italiani, e alle persone incontrate attraverso questa esperienza, che hanno contribuito a rendere il torneo molto più di una semplice competizione sportiva.
Il messaggio che accompagna il triplete mondiale è infine un invito a non rinunciare a ciò che appassiona, neppure quando gli impegni professionali sembrano lasciare poco spazio al resto.
«Se devo lasciare un messaggio è quello di non sacrificare mai le proprie passioni sull’altare della professione», afferma Bray. «Lo sport non toglie tempo al lavoro o allo studio, ma allena a essere la versione migliore di sé stessi».
Ad Antalya, il giovane medico brindisino ha trasformato questa convinzione in un risultato concreto: tre titoli, una vittoria storica per l’Italia e la conferma che talento, disciplina e passione possono trovare spazio anche nei percorsi professionali più impegnativi.










































