Il gup del Tribunale di Brindisi ha disposto il rinvio a giudizio di quattro persone: l’amministratore del condominio, il legale rappresentante, il responsabile tecnico e un dipendente della società incaricata della manutenzione dell’impianto. Nei loro confronti la Procura contesta il reato di omicidio colposo in concorso.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la giovane, che abitava al quarto piano, avrebbe aperto la porta dell’ascensore mentre la cabina si trovava al piano terra, precipitando nel vano.
Inizierà il prossimo 7 maggio il processo per la morte di Clelia Ditano, la 25enne di Fasano deceduta il primo luglio 2024 dopo essere precipitata nel vano ascensore della palazzina di via Piave in cui abitava.
Il gup del Tribunale di Brindisi ha disposto il rinvio a giudizio di quattro persone: l’amministratore del condominio, il legale rappresentante, il responsabile tecnico e un dipendente della società incaricata della manutenzione dell’impianto. A tutti viene contestato il reato di omicidio colposo in concorso.
La giovane abitava al quarto piano e, al momento dell’incidente, la cabina dell’ascensore si trovava al piano terra. L’apertura della porta al quarto piano precedette la caduta della ragazza nel vano.
Il legale della famiglia Ditano, l’avvocato Umberto Sforza, ha ottenuto la citazione in giudizio, in qualità di responsabili civili, di Arca Puglia Nord Salento, in passato proprietaria dell’immobile, e della società incaricata della manutenzione dell’impianto.
Secondo quanto contestato dalla Procura, gli imputati non avrebbero adottato le misure necessarie per mettere in sicurezza l’ascensore, né ne avrebbero impedito l’utilizzo, nonostante fosse stato più volte riscontrato un difetto di chiusura delle porte ai piani terzo e quarto.
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Livia Orlando e condotte dai carabinieri, si sono avvalse anche di una perizia tecnica sull’impianto.
Il legale della famiglia Ditano, l’avvocato Umberto Sforza, ha ottenuto la citazione come responsabili civili di Arca Puglia Nord Salento, in passato proprietaria dell’immobile, e della società incaricata della manutenzione dell’impianto.
Secondo l’ipotesi accusatoria, gli imputati avrebbero omesso di adottare le misure necessarie a garantire la sicurezza dell’ascensore e di disporne l’inibizione all’uso, nonostante fosse stato più volte accertato un difetto di chiusura delle porte ai piani terzo e quarto.
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Livia Orlando e condotte dai carabinieri, si sono avvalse anche di una perizia tecnica sull’impianto.













































