Questa settimana vi propongo un tema riguardante la tutela per gli autori di segnalazione di reati o di irregolarità che possono verificarsi nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato.

La legge su proposta dei Pentastellati, appoggiati (!) dai rappresentanti del PD con la contrarietà di Forza Italia, è stata definitivamente approvata.

Letteralmente, il termine inglese è traducibile, in italiano, con “fischio che soffia” oppure con “il fischiatore” e, fa seguito alla legge Severino,(Governo Monti) che già trattava la prevenzione e la repressione della corruzione. All’epoca si stimò un danno per lo Stato pari a 60 miliardi di euro l’anno.

Con questa nuova disposizione si tende a tutelare l’identità del segnalatore oltre alla garanzia che nessuna ritorsione – qualora identificato – possa verificarsi sul lavoro.

Il lavoratore sia pubblico che privato dunque, che segnala all’ ANAC ( Autorità Nazionale Anticorruzione o Contabile a seconda della natura della segnalazione stessa) non potrà essere licenziato né subire discriminazioni del tipo “trasferimento ad altra sede” oppure dimensionato nelle mansioni affidategli.

L’Italia ha quindi raggiunto e risolto l’impegno politico nei confronti degli altri paesi membri del G20.

Qualche esperto si è espresso preoccupato nei confronti del testo della legge che, sembrerebbe, presentare dei difetti in ordine alla completa tutela e protezione della identità del denunciante. In effetti la identità potrebbe essere svelata durante il procedimento giudiziario.

Ed ancora, nel settore privato, sono evidenti le tutele che appaiono parziali.

Ad ogni modo il “fischiatore” è il lavoratore dipendente che viene a conoscenza (nell’ambito del rapporto di lavoro) di reati, corruzione, truffa, mancato rispetto dei diritti dei lavoratori.

Denunciando gli accadimenti però, non potrà farlo in maniera anonima e, qualora venisse svelata la sua identità, restando vittima di atto discriminatorio tipo il licenziamento, gli sarà garantito il reintegro per inefficacia del drastico provvedimento. Vi è da aggiungere che a differenza dei normali procedimenti, spetterà all’amministrazione o azienda dimostrare la propria estraneità e non a chi denuncia dimostrare il reato.

Nel frattempo è arrivato il primo licenziamento a causa del “fischiatore”

E’ accaduto al Comune di Roma. Una dipendente che lavorava, manco a farlo apposta, nell’Ufficio Anticorruzione, era stata segnalata anonimamente da un collega con l’accusa di assentarsi dal posto di lavoro dopo aver timbrato il cartellino.

Dopo la denuncia sono scattate le indagini che avrebbero confermato l’impianto accusatorio. Nell’arco temporale dei controlli eseguiti, è emersa la costante assenza dal lavoro dopo la timbratura del cartellino.

La donna è ora accusata di truffa aggravata e continuata.

Difficile per lei dimenticare il termine WHISTLEBLOWING ma, se ciò dovesse accadere, c’è sempre il vecchio, indistruttibile, eterno e perenne termine Italico-BrindisinoINFAMONE con il quale potrà identificare l’accusatore.

Rag. Giancarlo Salerno

Via Giovanni XXIII n. 13/B

Cell. 347/6848604

 

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