Villa Castelli Pride terza edizione 2026: una comunità che esiste, resiste e resta

Rifare il Pride a Villa Castelli per il terzo anno consecutivo è stata una scelta di necessità. La necessità di non perdere mai la possibilità di riconoscerci in un posto sicuro. Soprattutto in questo momento storico, dove stiamo capendo che nessun diritto è davvero conquistato per sempre. È stato questo il senso profondo della serata di Sabato 12 settembre al Parco Madre Teresa di Calcutta, dove si è svolta la terza edizione del Villa Castelli Pride, organizzata da Villa Castelli On Line APS.
Ad aprire la serata è stata Carmela Biondi, presidente dell’associazione organizzatrice, che ha voluto subito chiarire il cuore politico di questa edizione. Dopo aver ringraziato il Salento Pride, definito importante punto di riferimento – “Il nostro Pride è autonomo, ma ha scelto con convinzione di prendere come base il loro documento politico” – e il Comune di Villa Castelli per il patrocinio oneroso di 300 euro, Biondi ha ricordato che “siamo qui per la tutela dei diritti della comunità LGBTQIA+. Diritti che oggi sappiamo bene non sono mai conquistati una volta per tutte. Quello che pensavamo al sicuro viene rimesso in discussione ogni giorno”. E lo ha fatto rivendicando un approccio intersezionale – “La nostra lotta non lascia indietro nessuna persona. È contro ogni discriminazione, ogni razzismo, ogni violenza patriarcale. I diritti o sono di tutte le persone o non sono diritti” – per arrivare al punto centrale: “Siamo qui perché questo Pride sia un posto sicuro. Un posto sicuro per tutte le persone. E soprattutto un posto sicuro per i ragazzi e le ragazze più giovani. Per chi in questo territorio a volte si sente solo. Se stasera anche una sola persona entra in questo parco e si sente al sicuro e non sola, questo Pride ha già vinto”.
Subito dopo è intervenuta Micaela De Marco, vicepresidente di Villa Castelli On Line e presidente della cooperativa sociale Se Puede, che ha spostato l’asse sul significato politico di esserci in provincia. “Portare e confermare il Pride qui, per il terzo anno consecutivo, non è una semplice ricorrenza: è un atto politico. È la dimostrazione viva che la militanza, l’attivismo e il femminismo non appartengono soltanto alle grandi metropoli”. De Marco non ha nascosto le difficoltà del percorso, ricordando “l’ostilità, la diffidenza e le resistenze che anche questo territorio ci ha fatto sentire” e rispondendo che “a chi pensava di intimorirci rispondiamo con la forza della nostra presenza”. Essere l’unico Pride dell’intera provincia di Brindisi, ha sottolineato, è una responsabilità enorme, quella di continuare a essere “quell’unico e fondamentale luogo sicuro in cui parlare di diritti senza paura”. E ha chiuso con un principio chiaro: “I diritti umani o sono universalmente riconosciuti, accessibili e garantiti ad ogni latitudine, oppure si chiamano privilegi. E noi non siamo qui per chiedere privilegi”.
La rete nazionale e territoriale si è stretta attorno a questo posto sicuro con gli interventi di Annamaria Calabrese e Viviana Marangio per il Salento Pride, portando i saluti del presidente Luca Parente. Annamaria Calabrese ha aperto con parole di sorellanza: “Cara comunità tutta. Oggi la voce del Salento Pride giunge in questa piazza carica di un’emozione sincera. Siamo profondamente grate e grati di sentirci parte della vostra famiglia. Condividiamo le stesse radici, la stessa sete di giustizia e gli stessi valori. Siamo a tutti gli effetti delle realtà sorelle. Ci teniamo per mano. In questo cammino ci supportiamo quando la salita si fa dura e ci sproniamo a vicenda per crescere e lasciare il segno ogni anno di più”, ricordando che ritrovarsi a Villa Castelli “è molto più di un incrocio di strade” perché “ritrovarci qui significa rivendicare il nostro diritto di esistere ovunque”. Subito dopo Viviana Marangio ha letto il discorso di ringraziamento del Salento Pride, esprimendo “la più profonda gratitudine a tutte le associazioni che, con un’energia straordinaria, hanno sostenuto attivamente questa manifestazione e che, giorno dopo giorno, portano avanti la lotta per i diritti civili e umani nei propri territori” e rivolgendo “un ringraziamento speciale e di cuore a Villa Castelli Pride, una realtà che dimostra come il coraggio e l’impegno non abbiano confini e come la resistenza si costruisca ovunque, con caparbietà e passione”. Ha poi denunciato il momento storico che stiamo attraversando: “Stiamo assistendo a una violenta ondata di attacchi contro la comunità LGBTQA+, attacchi alimentati e fomentati da realtà oscurantiste come Futuro Nazionale. A loro, e a chiunque cerchi di calpestare la nostra dignità, vogliamo mandare un messaggio chiaro e inequivocabile: non ci spaventa nessuno e non retrocederemo di un millimetro nella conquista e nella difesa dei nostri diritti. La violenza, l’odio e l’oppressione che oggi stiamo scontando sulla nostra pelle e sui nostri corpi non cadranno nel vuoto.
A portare il saluto istituzionale è stato Francesco Nigro, assessore alla cultura del Comune di Villa Castelli, che nel suo intervento ha voluto ricordare il valore più profondo del Pride: “Le differenze esistenti fra gli individui che comunque devono avere tutti gli stessi diritti. Il Pride è soprattutto un percorso di lotta perché questa uguaglianza poi sia riconosciuta. Noi siamo una comunità e come comunità abbiamo delle fondamenta che non sono soltanto storiche e culturali ma anche giuridiche”.
Karol Capodieci per Europa Verde Villa Castelli ha ricordato che la giornata del 12 settembre è stata “una giornata di partecipazione, libertà e confronto” e ha rivendicato la presenza del suo gruppo perché “sui diritti non si debba mai fare un passo indietro”. Ma ha voluto anche porre una questione amministrativa concreta: “Siamo tutti d’accordo quando parliamo di diritti, libertà e tutele. La differenza, però, sta nel fatto che chi ha responsabilità amministrative ha il compito di trasformare le parole in fatti. E, fino ad oggi, crediamo che su questo Villa Castelli sia ancora troppo indietro. Non basta avere la Commissione alle Pari Opportunità, se poi non abbiamo una visione di cosa siano le pari opportunità”. E ha chiuso dicendo: “Finché ci sarà qualcuno che non si sentirà pienamente libero di amare chi vuole e di vivere senza paura la propria identità, la nostra presenza sarà necessaria”.
Con un tono diverso, è intervenuto Stefano Santoro, referente del Network Giovani del Movimento 5 Stelle di Brindisi. “Oggi sono qui non per occupare uno spazio che appartiene alla vostra voce. Sono qui come alleato. Il mio privilegio di giovane uomo, etero e cisgender, non deve essere una comoda bolla in cui rifugiarsi. Deve essere una leva”. Santoro ha voluto smontare la narrazione che separa diritti civili e diritti sociali, definendola “una favola tossica” e “una menzogna costruita per metterci gli uni contro gli altri”, perché “non c’è nulla di più concreto dei diritti civili. La libertà si misura nelle condizioni materiali della vita di ogni giorno: nel lavoro, nella scuola e nella sanità”. Da qui le tre richieste portate sul palco: un lavoro non precario perché “quanti ragazzi e ragazze sono costretti a nascondere la propria identità per il terrore di non vedersi rinnovato un contratto?”, una scuola che sia luogo di protezione con “l’educazione affettiva e sessuale, che non c’entra nulla con la cosiddetta teoria gender, ma c’entra con l’educazione al consenso, al rispetto reciproco”, e una sanità pubblica dove “i percorsi di affermazione di genere devono essere garantiti e il benessere psicologico non può costare cento euro a seduta”. Il suo intervento si è chiuso sul tema della restanza: “Noi vogliamo restare. Vogliamo che Villa Castelli e la nostra terra siano luoghi dove nessuno debba fare le valigie per poter essere semplicemente sé stesso”.
Il momento programmatico più articolato è stato portato da Isabella Vitale per Radici d’Impegno di Ceglie Messapica, che ha letto il contributo di Massimiliano Erculeo. Un testo che è partito da un gesto semplice chiesto alla piazza – “Chiudete gli occhi e pensate a quando avete avuto paura di non essere abbastanza” – per arrivare a una piattaforma politica chiara. “Non ci basta essere tollerati. Non ci basta essere ricordati una volta all’anno. I diritti, se sono diritti, devono essere esigibili. Devono entrare nei servizi, nei bilanci, nella formazione”. Al centro, la richiesta di un supporto psicologico competente e affermativo realmente accessibile senza barriere economiche, di formazione permanente per chi lavora nella sanità, nella psicologia e nella scuola, e di percorsi di accompagnamento anche per le famiglie, “perché quando una persona trova il coraggio di raccontare chi è, cambia una relazione. Una madre può avere bisogno di tempo, un padre può avere bisogno di capire”. E ancora, l’investimento nell’educazione all’affettività, “perché la salute non è soltanto assenza di malattia, ma è anche la possibilità di vivere in un ambiente nel quale la propria identità non costituisca una fonte permanente di paura”.
Il momento più toccante della serata è stata la testimonianza di Elia per Sorgenti APS di Francavilla Fontana. Elia ha scelto di non portare un discorso costruito, ma la verità nuda della paura. “Dato che, quanto nella vita tanto nella lotta, odio mentire, ho lasciato perdere tutto, non voglio essere ipocrita. L’unico sentimento che vi posso portare oggi è la paura”. Una paura che ha legato agli attacchi dell’ex Generale Vannacci e a una domanda che ha zittito il parco: “se dire male di una comunità causa traumi, stigmi, pregiudizi e violenza, cosa succede non parlandone affatto?”. Ha parlato del controllo sull’autodeterminazione, sui centri di affermazione di genere, sulle terapie ormonali, sulla legge 164 e sull’accesso alla sanità pubblica per le persone trans. “Ho paura perché ho 24 anni, assumo testosterone da quando ne ho 20 e ci ho messo almeno un anno e mezzo prima di guardarmi allo specchio e vedermi. Ho 24 anni e vivo da tre anni, a voler essere ottimisti”. E poi ha spiegato perché era lì: “Scoprire mentre vivevo a Roma la nascita di questa associazione nel mio territorio mi ha donato la speranza di poter conciliare il bene per me stesso con l’amore per questi luoghi che mi hanno cresciuto. Ed è anche per questo amore che oggi il mio atto politico è restare. Abitare e resistere assieme a voi”.
La serata si è accesa infine con il drag show e la testimonianza di Lateysha Feathers e Violet Pandemonium, alla loro prima volta a Villa Castelli. “Esistiamo anche noi così come esiste tanto altro resto di persone nel mondo e di altri tipi di comunità ma esistiamo anche noi”, ha detto Violet al microfono, “solo che siamo i primi ad essere vittime di screzi e di accantonamenti e lo stiamo vedendo dai nostri politici”. E poi la frase che è diventata il filo conduttore di tutta la terza edizione: “Dobbiamo rimanere qui perché questo è il nostro posto”. Prima di lei, Lateysha aveva detto: “Credo e spero in un futuro migliore. Dobbiamo partire proprio da qui, da questo punto, per dare sempre il meglio. Grazie dell’accoglienza e di questo spazio bellissimo. Perché non è scontato e non dobbiamo darlo per scontato”.
Intorno al palco, per tutta la sera, è continuata la vita del Pride con il gioco educativo Indovina-Lì del Collettivo FLUO dedicato all’anatomia, i banchetti espositivi del Collettivo 17 maggio, di Human Pride e di Cosplay Pride Italia oltre alla presenza del Laboratorio Collettivo di Via Puccini e dei ragazzi di Ambientiamoci con Michele Ignazio che hanno voluto esserci per spiegare perché è fondamentale offrire spazi sicuri, puliti, curati e accoglienti. A tenere insieme tutto, la musica di DJ Antonio Quaranta, le foto di Gianfranco Corvino, l’area food & beverage e il supporto delle Forze dell’Ordine.
Villa Castelli l’ha fatto per la terza volta. E non ha intenzione di fermarsi.
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