VIDEOSERVIZIO – Anna Rosa Fontana: cronaca di una morte annunciata, dopo due tentativi di omicidio ed i carabinieri che le dicono “Non chiami più!”

MATERA (da “Il Graffio”  – Telenorba) – Lei è Anna Rosa Fontana, ha 38 anni e vive a Matera. Ha un matrimonio fallito alle spalle, dal quale sono nati due figli maschi. Lui è Paolo Chieco, 15 anni più grande, ex macellaio disoccupato. Si conoscono, si innamorano e nel 2001 vanno a vivere insieme. E da quello che sembra essere un grande amore, nel 2004 nasce una bambina. Ben presto, però, lui diventa geloso, possessivo e violento. Così, dopo le prime denunce di aggressione, nel giugno 2005 Anna Rosa viene trasferita prima in una casa famiglia e poi presso il domicilio dei genitori.
Ma l’uomo reagisce male alla separazione, controdenuncia la ex compagna e, dopo averla perseguitata e minacciata, nel luglio 2005 le tende un agguato sotto casa. Sotto gli occhi del figlio la trascina nello scantinato e le scarica addosso una pioggia di coltellate. Poi chiama le forze dell’ordine, dicendo di averla ammazzata. Ma Anna Rosa si salva miracolosamente e Chieco viene arrestato e condannato a 12 anni e 6 mesi. In appello la pena gli viene ridotta a sei anni. Ottiene gli arresti domiciliari a casa della madre, a meno di 300 metri dall’abitazione della donna e nel febbraio 2008 è già un uomo libero. La vita di Anna Rosa diventa un inferno. Lui continua a perseguitarla: la controlla dal balcone con un binocolo, ricomincia a pedinarla e ad insultarla. E’ il 1° ottobre 2010 quando la costringe a salire sul suo motorino, la porta in una strada di campagna e la trascina sul ciglio di un burrone. Cerca di strangolarla con una corda, minacciando di gettarla di sotto. Anche stavolta Anna Rosa si salva, ma Chieco la chiude in una tarvenetta, dove lei riesce a chiamare la madre che si precipita dai carabinieri. Quando i militari raggiungono casa dell’uomo, Anna Rosa riesce a scappare. Un mese dopo il Tribunale di Matera impone a Chieco di mantenere una distanza di almeno 300 metri dalla donna, con divieto di contattarla.
Sono le 17.45 del 7 dicembre 2010: la donna esce con un amico e si accorge che l’uomo la segue. Chiama la polizia che, però, la rimbalza ai carabinieri, i quali – dicono – non possono intervenire e la invitano a raggiungere la caserma per sporgere denuncia. Nel frattempo, Chieco telefona ad Anna Rosa, infrangendo anche questo divieto. Lei chiama nuovamente i carabinieri e, nell’audio della telefonata, si sente un militare che dice al collega di riferirle di non chiamare più.

Tre ore dopo – sono le 21,10 – Anna Rosa torna a casa e sta per entrare nel portone, mentre il figlio esce in quel momento con la fidanzatina. All’improvviso, dietro l’angolo del palazzo, sbuca Chieco che le si avventa contro, sferrandole otto coltellate. Poi fugge. Anna Rosa è a terra, esamine. Solo dopo diverse telefonate del figlio, sul posto arrivano carabinieri ed ambulanza, ma per la donna non c’è più nulla da fare. Viene soccorsa mentre, inginocchiata sugli scalini di casa, ha un coltello conficcato nella schiena.
Oggi Paolo Chieco sconta una condanna a 30 anni di carcere per quell’omicidio, ma la sorella di Anna Rosa sta portando avanti un’altra battaglia: la retroattività della certezza della pena ed il supporto ai figli vittime di femminicidio.

La famiglia, inoltre, ha presentato una richiesta di risarcimento di 13 milioni di euro ai ministeri dell’Interno e della Difesa, responsabili della presunta condotta omissiva delle forze dell’ordine.

3 COMMENTI

  1. Io non lascio un commento ma mi piacerebbe sapere il parere del. Ministro degli interni salvini….. Non c è giustizia ormai nessuno fa più il suo lavoro con dedizione era una morte annunciata dove a stare in galera x sempre

  2. Ennesima storia di mancata tutela di una donna. E poi, dopo il secondo tentato o minacciato omicidio, perchè l’uomo non è stato arrestato per recidiva? Inoltre bisognerebbe smetterla di definirli femminicidi, sono OMICIDI.

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