Usura nel Brindisino, fenomeno diffuso ma sommerso: “Solo le indagini fanno emergere i casi”

Il fenomeno dell’usura nel territorio di Brindisi continua a essere presente, ma resta in gran parte nascosto. È quanto emerso nel corso della riunione dell’Osservatorio provinciale sull’usura, che si è tenuta il 14 aprile nel Salone di rappresentanza della Prefettura.

All’incontro hanno partecipato la commissaria straordinaria del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, il prefetto Maria Grazia Nicolò, e il vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, Mauro D’Attis, insieme alle principali autorità civili, militari ed economiche del territorio.

A tracciare il quadro è stato il prefetto di Brindisi, Guido Aprea, che ha evidenziato come nella maggior parte dei casi l’usura emerga non grazie alle denunce delle vittime, ma attraverso il lavoro investigativo delle forze dell’ordine. Una percentuale molto alta, circa il 90%, che mette in luce la difficoltà di chi subisce questi reati a rivolgersi alle istituzioni.

Alla base di questo silenzio, ha spiegato il prefetto, ci sono soprattutto fattori psicologici: isolamento e vergogna, che spesso impediscono alle vittime di chiedere aiuto. Solo una parte riesce a trovare la forza di denunciare e intraprendere un percorso di tutela.

Nel corso dell’incontro è stata inoltre annunciata la prossima firma, prevista per maggio, di un nuovo protocollo d’intesa con l’ABI, finalizzato a rafforzare le attività dell’Osservatorio provinciale antiracket e antiusura. Un’iniziativa che punta a consolidare la collaborazione tra istituzioni, sistema bancario e associazioni di categoria.

Proprio il lavoro di squadra è stato indicato come elemento fondamentale per contrastare fenomeni come usura ed estorsione, che richiedono una risposta coordinata e continuativa.

A livello nazionale, la commissaria Maria Grazia Nicolò ha ricordato che nel 2025 sono già stati stanziati oltre 15 milioni di euro per il sostegno alle vittime, con particolare attenzione alle regioni più esposte: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Un aspetto centrale riguarda anche il “dopo denuncia”. Secondo Nicolò, infatti, il percorso delle vittime non si conclude con l’azione giudiziaria: è necessario accompagnarle nel reinserimento nell’economia legale, evitando che possano ricadere in condizioni di isolamento o vulnerabilità.

Un impegno che chiama in causa non solo le istituzioni, ma l’intera società civile, chiamata a sostenere concretamente chi decide di rompere il silenzio.

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