Torre S. Susanna, PD: “La politica del minuto: il consenso incoerente”

Chi la definisce inversione, chi retromarcia e chi pragmatismo, noi la definiamo incoerenza politica.
A soli 3 mesi dalla formazione del governo assistiamo alla mutazione di due forze che solo un anno fa erano definite “extra parlamentari” e “sovversive”.
Il parlamentarismo prima, la politica dopo, con i suoi grimaldelli hanno trasformato il Movimento 5 Stelle e la Lega (ex Lega Nord) sia nei programmi che nei fatti.
Non ci stupisce l’atteggiamento assunto da Lega (e Matteo Salvini) in quanto vecchio partito con ideali destroidi che per anni ha governato il nostro Paese, ma ci stupisce l’atteggiamento (a tratti infantile e incosistente) del Movimento 5 stelle che, subito dopo le elezioni tenutesi il 04/03, mette in discussione tutto quello che aveva professato nella precedente legislatura sconfessando, di fatto, il racconto da loro stessi creato.
Cade il codice etico, viene stravolto. Si passa dal giustizialismo al garantismo a beneficio di alcuni amministratori locali; chi doveva essere “cacciato” dal parlamento per il c.d scandalo “rimborsopoli” nel Parlamento ci rimane, vota la fiducia e sostiene la linea del governo. Inoltre, si pone fine ai confronti televisivi (Casalino li ritiene inutili e periocolosi) e cambia anche la posizione su TAV, TAP e ILVA, da sempre cavalli di battaglia del Movimento.

Oltre al repentino cambio di rotta deciso dai vertici del Movimento, ancora più discutibile è l’atteggiamento che questi hanno assunto nei confronti dell’elettorato che oggi – giustamente – sbraita contro chi, una volta, acclamava.
Due esempi su tutti sono ILVA e TAP: l’azienda metallurgica doveva essere chiusa ed i lavori utili a costruire il gasdotto bloccati.
Tuttavia, una volta al governo, tutto cambia. I lavori per TAP continuano e da opera “inutile  e dannosa” viene ribatezzata “opera strategica e necessaria”, tradendo de facto i comitati NO TAP che più di tutti, nel leccese, erano in prima linea nel sostegno ai grillini prima del 04/03.
Ancora più grave è l’atteggiamento che il governo, per nome di Luigi Di Maio , assume sul caso ILVA.

Dopo numerose giravolte, Di Maio, che in campagna elettorale ne aveva promesso la chiusura, porta avanti l’operazione di vendita (aperta da Carlo Calenda) di ILVA con Arcelor Mittal.
Non vogliamo soffermarci sulle modalità di vendita, su quello che abbiamo visto e sentito e ancor meno sugli attacchi fatti al nostro partito in questi anni.
Ci chiediamo però dove siano oggi i meetup locali, dove sono spariti i militanti pentastellati che chiedevano la fine dei lavori TAP e la chiusura dell’ILVA.

E il meetup torrese? Dove sono tutti coloro che scrivevano di TAP come opera inutile che avrebbe “contribuito ad arricchire le tasche dei soliti noti”?

Il silenzio, in questo caso, parla da sè: poca capacità d’agire per dire la propria.

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