Il phase out della centrale Federico II di Cerano è scattato ufficialmente il 31 dicembre, ma il porto di Brindisi deve ancora fare i conti con l’eredità del carbone. L’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale ha pubblicato un avviso pubblico dal quale emerge un ritardo nei piani di dismissione di Enel. Al centro della vicenda ci sono oltre 35 mila metri quadrati in località Costa Morena, per i quali Enel era titolare di una licenza, scaduta proprio l’ultimo dell’anno. Tuttavia, contrariamente a quanto previsto dal cronoprogramma allegato alla concessione, l’azienda non ha avviato nei tempi stabiliti le attività di smantellamento degli asset di banchina. Torri di scarico, nastri trasportatori e cabine elettriche, un tempo fondamentali per la movimentazione dei combustibili solidi diretti alla centrale, sono ancora presenti. Per superare lo stallo, Enel ha chiesto il 26 dicembre di mantenere l’occupazione dell’area per un altro anno, al solo scopo di smantellare le strutture e ripristinare i luoghi. Una permanenza che comporterà il pagamento di un indennizzo già previsto dall’Authority. Proprio il presidente dell’Autorità Portuale Francesco Mastro ha chiarito di voler evitare ulteriori rallentamenti: consentire a Enel di completare lo smantellamento, ma avviare parallelamente l’iter amministrativo per mettere a bando la banchina di Costa Morena. Un’infrastruttura strategica, lunga circa 500 metri, che l’Authority intende rendere nuovamente disponibile per nuovi traffici e operatori, superando definitivamente la fase legata al carbone. L’ipotesi di una gestione mista del molo, con una parte ancora in uso a Enel e una parte destinata ad altri operatori, appare al momento accantonata, dal momento che la richiesta della società riguarda l’intera superficie precedentemente concessa.












































