Squadra piena di contorni: mancano i primi piatti. Ma a Pesaro non va meglio…

BRINDISI – Metti 6 esterni da panchina (Barber, Mesicek, Giuri, Cardillo, Tepic e Suggs), aggiungici un lungo che non si regge in piedi (Randle), un altro da Serie B (Oleka), uno che gioca una partita all’anno (Donzelli) ed uno che dovrebbe essere l’unico pivot ma non sa rollare e non sa muoversi in post basso (Lalanne). Poi completa il tutto con un play potenzialmente forte ma all’atto pratico ancora inconcludente (Moore) e con un lungo che non gioca da 6 mesi e che in realtà è un’ala piccola (Smith), e ad allenarli mettici un allenatore (Dell’Agnello) le cui squadre, per sua colpa o per demerito delle società dove è stato, hanno giocato in questi anni il peggior basket della Lega. Infine, prendi un allenatore (Vitucci) reduce da quattro stagioni non certo esaltanti ed ecco che le due vittorie ottenute in dodici partite sembreranno anche buone.

Ovvio che il quadro appena tracciato costituisce un’estremizzazione, perché qualcosa di buono, nel passato di questi giocatori ed allenatori, indubbiamente c’è stato, ma in queste prime dodici giornate si è visto qualcosa che assomiglia molto a quanto riportato.

La società, sollevando dall’incarico Dell’Agnello, si aspettava potesse arrivare la scossa tanto desiderata: in realtà, dopo i segnali di risveglio lanciati a Capo d’Orlando, la squadra ha disputato a Cremona una delle peggiori partite della stagione, con l’aggravante di aver rimediato questa figuraccia contro una formazione costruita inizialmente per disputare il campionato di Serie A2 e priva di Drake Diener.

E’ raro veder giocare così tanti giocatori così male tutti assieme, eppure questa Happy Casa dei record (negativi) non finisce mai di sorprendere (in negativo). L’aspetto più allarmante della vicenda è rappresentato dal fatto che Vitucci non pare essere riuscito minimamente a risollevare l’umore della truppa, anzi: la squadra sembra sempre più nervosa, i giocatori sempre più spaesati, con Moore e Lalanne che continuano ad estromettersi dalla gara per raggiunto limite di falli, con Suggs tornato quello inguardabile delle prime giornate, con Giuri tornato quello degli anni della Serie A2 e con i soli Tepic e Oleka rivitalizzati dal cambio in corsa (ma con tutto il rispetto, sono quelli che meno incidono sulle sorti dei match).

Vitucci avrà bisogno di tempo per trasferire le sue idee sul parquet, ed il tempo gioca a suo favore perché a 18 giornate dal termine l’obiettivo stagionale è distante sole due lunghezze ed è rappresentato da Pesaro, società più povera di Brindisi e con un roster peggiore di quello dei biancazzurri, ma con cuore ed attributi certamente più grandi. Due elementi, questi ultimi, che il capitano Cardillo può distribuire ai compagni per la quantità di cui dispone, e che coach Vitucci, in un momento di difficoltà del genere, farebbe bene a sfruttare.

I tifosi adesso attendono una risposta da parte della società, che dovrebbe materializzarsi sotto forma di intervento sul mercato: serve un lungo e serve un esterno che sappia fare canestro. Si potrebbe andare avanti anche così e riuscire a strappare comunque una salvezza sofferta, ma il prezzo da pagare sarebbe un crollo dell’entusiasmo che si riverbererebbe sulla prossima campagna abbonamenti (i tifosi più pessimisti affermano: sempre se ci sarà una prossima stagione). La società si è sempre dimostrata generosa e certamente non si tirerà indietro in questa occasione, dove più che in passato è necessario raddrizzare la baracca in qualsiasi modo.

La Serie A è un patrimonio che una città gravemente colpita nell’animo come Brindisi non può permettersi di lasciarsi sfuggire senza lottare: in fondo, il riscatto sociale può passare anche da una squadra di basket, ed a Brindisi ne sappiamo qualcosa.

Andrea Pezzuto
Redazione
CONDIVIDI

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO