BRINDISI – Il sottopassaggio di Via Tor Pisana, voluto e realizzato dall’amministrazione Mennitti quattro anni or sono per collegare due zone nevralgiche della città, allunga la lista delle numerosissime realizzazioni che hanno conosciuto vita e “morte” a stretto giro. L’opera, frutto di un finanziamento di 1,6 milioni di euro rivenienti da fondi comunitari, è stata inghiottita nel consueto tunnel del degrado. Ad onor del vero, sin dall’inizio si è dovuto fare i conti con alcune falle progettuali: alla mancanza di uno scivolo per disabili non ha sopperito il montacarichi realizzato per gli stessi, in quanto non è mai entrato realmente in funzione; inoltre, nei giorni caratterizzati dalle piogge abbondanti, il sottopassaggio è solito allagarsi, divenendo di fatto inagibile.

sottopasso torpisana

A questo quadro di per sé poco edificante si deve aggiungere l’inarrestabile incedere dell’incuria: pavimentazione spesso sudicia, contenuto dei cestini sversato per terra, griglie del soffitto danneggiate, pareti sempre più imbrattate. Tutto questo, in barba al sofisticato sistema di videosorveglianza realizzato allo scopo di deterrere le malefatte.

Va detto che la città, in questi anni, ha vissuto una rinascita sotto l’aspetto del decoro urbano e dei servizi. Se confrontiamo la Brindisi di soli 10 anni fa con quella attuale, ci accorgeremo di quanto sia cresciuta sotto questo aspetto.

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Le cronache, però, parlano di atti di vandalismo dilaganti, mettendo di fatto a nudo tutta l’inefficienza ed inadeguatezza degli enti pubblici nell’affrontare tali situazioni. E’ bene sottolineare, tuttavia, che questi fenomeni attanagliano la maggior parte dei centri urbani.

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Cosa può fare, allora, la differenza? Se le modalità d’intervento accomunano un po’ tutte le realtà, è la frequenza con la quale si mettono in atto che contraddistingue in negativo le nostre amministrazioni. Ciò è dovuto in parte alla impossibilità di reperire sistematicamente fondi per correre ai ripari, in parte alla inefficienza della macchina amministrativa, la quale funziona poco e male. Gli esempi, in tal senso, si sprecano.

Perché è importante intervenire tempestivamente? Molti ricorderanno l’operato del sindaco di New York, Rudolph Giuliani, il quale era fortemente intenzionato a contrastare la criminalità ed il vandalismo imperanti nei sobborghi della New York degli anni 90’. Bene, egli non fece altro che applicare la “Teoria dei vetri rotti”, la quale teorizzava che la mancata sostituzione di una finestra rotta, porterà la distruzione di altre finestre e, per inerzia, un crescente degrado ed abbandono del posto. Un luogo non curato rappresenterebbe, poi, l’humus adatto affinché criminalità e vandalismo possano attecchire. Giuliani, allora, seguì pedissequamente tali dettami: intervenne drasticamente sul decoro urbano e potenziò la sorveglianza, sostituendo immediatamente ogni arredo urbano danneggiato. Tali accorgimenti, uniti ad un ingente spiegamento di forze di polizia, produssero un sensibile ridimensionamento dei fenomeni vandalici e criminosi. Tutto ciò ha una motivazione precisa: un contesto urbano difficile, accentua il malessere individuale, che unito alla mancanza di prospettive economiche, si traduce in un atteggiamento negativo del singolo rispetto all’ambiente che lo circonda. Si crea, pertanto, un circolo vizioso per cui il cittadino “escluso” odia ciò che lo circonda (fino a considerarlo origine dei propri problemi), rifiutandolo e, quindi, sfogando su di esso la propria frustrazione.

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Certo, in un momento in cui, più che mai, pubbliche amministrazioni, forze di polizia, vigili, società partecipate, ecc., hanno le armi spuntate per via della penuria di risorse, le forme di cittadinanza attiva possono fare la differenza.

Quanto detto, tuttavia, attiene ad un discorso generale: per curare il decoro di un sottopassaggio, invece, basta ed avanza una macchina amministrativa al passo con un paese civile.

 

Andrea Pezzuto
Redazione

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