Con un editto firmato dall’Arcivescovo Giovanni Intini, l’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni ha ufficialmente avviato la Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Teodoro D’Amici, laico, padre di famiglia e vigile urbano, scomparso nel 1993. Un passo che apre il cammino verso il riconoscimento delle sue virtù e della straordinarietà della sua vita. Era la notte dell’11 agosto 1962 quando D’Amici sognò una donna che lo invitava a recarsi a Jaddico, allora zona periferica di Brindisi. Lì, su un muro di una casa diroccata, c’era un affresco antico: la Vergine Maria con Gesù Bambino. Il 20 agosto, in compagnia della moglie, Teodoro vide quel muro illuminarsi dall’interno: una luce che dal basso saliva verso l’alto. L’episodio si ripeté più volte, attirando sempre più persone. Il 7 settembre, in presenza di amici, un rumore dietro al muro attirò la sua attenzione. Avvicinandosi, D’Amici vide la Madonna, che gli chiese di cercare l’acqua e impegnarsi nella costruzione di un Santuario. La pietra su cui apparve è oggi custodita in una teca, meta di pellegrinaggi. Una devota racconta che, dopo aver chiesto una grazia alla Madonna, al ritorno in auto sentì un intenso profumo di rose. Due mesi dopo, la grazia richiesta si realizzò. A distanza di 63 anni da quegli eventi, il Santuario di Jaddico continua a essere luogo di preghiera e devozione. Ora, con l’avvio della Causa di Beatificazione, la Chiesa apre l’indagine ufficiale sulla vita e le opere di Teodoro D’Amici, per valutare se potrà essere annoverato tra i santi.












































