Sentenza Tar Sicilia: FonARCom vince il ricorso, PA obbligate alla trasparenza nella scelta dei fondi interprofessionali

Una decisione destinata a fare scuola quella presa dal Tar Sicilia – Palermo, con la sentenza n. 01245/2025 del 4 giugno scorso. Il Tribunale amministrativo ha stabilito che la scelta di un fondo interprofessionale da parte di una pubblica amministrazione non può essere frutto di discrezionalità o opportunità politica, ma deve passare attraverso una valutazione comparativa trasparente e motivata.

Il caso è nato da un contenzioso che ha visto coinvolto il fondo FonARCom, assistito dall’avvocato Lucia Alfieri del Foro di Palermo, contro la decisione di un’amministrazione regionale che aveva escluso l’ente senza un’adeguata istruttoria. “Il messaggio della sentenza è molto forte – spiega Alfieri –: la scelta di un fondo non è un atto privatistico, ma un esercizio di pubblico potere, perché si gestiscono risorse che, seppur veicolate da soggetti privati, hanno finalità pubbliche: la formazione e la crescita professionale dei lavoratori”.

Il Tribunale ha annullato l’atto di selezione, evidenziando come l’amministrazione avesse ignorato non solo la necessità di un confronto tra i diversi fondi, ma persino un’offerta migliorativa presentata da FonARCom. Una condotta giudicata “contraddittoria” e contraria ai principi di buona amministrazione.

Secondo Alfieri, “non è più possibile stipulare convenzioni sulla base di affinità politico-sindacali o semplici convenienze. Ogni scelta dovrà essere sorretta da criteri oggettivi e documentati, a garanzia della collettività e dei lavoratori”.

La portata della sentenza non riguarda solo ministeri e amministrazioni centrali, ma anche enti locali e società partecipate che gestiscono servizi pubblici essenziali. “Il principio è chiaro – aggiunge la legale –: chi utilizza risorse pubbliche deve rispettare i canoni di trasparenza, imparzialità e buon andamento sanciti dalla Costituzione. Anche le società formalmente private ma partecipate dalla PA sono tenute a condurre valutazioni comparative per individuare le soluzioni più vantaggiose”.

La decisione del Tar rafforza dunque il principio che la gestione delle risorse pubbliche, anche quando transita per canali “ibridi” tra privato e pubblico, resta un’attività sottoposta a regole stringenti.

“È una vittoria per la trasparenza e per la concorrenza leale – conclude Alfieri –. Significa garantire che i fondi per la formazione vengano utilizzati al meglio, con il massimo beneficio per i lavoratori e per la collettività”. (da Italia oggi)

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