Si infiamma la polemica nel Partito Democratico pugliese a poche settimane dalle elezioni regionali.
L’assessore regionale Fabiano Amati ha duramente attaccato la direzione del Pd dopo la decisione di escluderlo dalle liste del partito per le consultazioni del 23 e 24 novembre.
La scelta è stata formalizzata nel corso della giornata odierna dalla direzione regionale, che ha respinto la formula proposta nei giorni scorsi dallo stesso Amati: Mauro Vizzino e Alessandro Leoci nella lista Per Antonio Decaro presidente; Toni Matarrelli nella lista Decaro presidente; e Fabiano Amati nella lista Partito Democratico.
Alla fine, l’unico fra gli esterni ad aver trovato ospitalità nelle liste dem è stato proprio Toni Matarrelli, sindaco uscente di Mesagne, sostenuto dal segretario cittadino del Pd di Brindisi, Francesco Cannalire.
La candidatura di Amati, invece, era stata appoggiata dal circolo Pd di Fasano, che aveva inviato un documento alla segretaria nazionale Elly Schlein per sostenerne l’ingresso in lista.
La decisione di escluderlo ha però scatenato la reazione dell’assessore, che in un lungo post pubblicato sui social parla di un presunto “veto” imposto dalla Schlein, pur dichiarando di non crederci: “No, non ci credo. Né posso crederci. La verità è che si usa la Schlein come capro espiatorio”.
Amati chiama in causa Francesco Boccia, che avrebbe riferito dell’esistenza del veto, e rivolge una serie di interrogativi polemici: “Il veto perché? Perché Emiliano e tutti quelli che oggi hanno deciso da soli mi avevano emarginato, anche contro leggi importanti come quella sulle liste d’attesa e la fine dello scandalo delle visite a pagamento? Fu una reazione legittima ad atti arbitrari”.
L’assessore torna anche sul suo sostegno, in passato, al sindaco socialista di centrodestra di Brindisi, ricostruendo la vicenda come una conseguenza di quella che definisce una vera e propria “fatwa politica”: “Accadde perché Emiliano e i suoi uomini emisero una fatwa: ‘mai con Amati’. Lo sa bene il mio amico Roberto Fusco, che — costernato — mi disse di non poter accettare il mio sostegno”.
Il post si chiude con un attacco ancora più duro: Amati ringrazia chi lo ha sostenuto in questi giorni — da Dario Franceschini a Peppe Provenzano, passando per Marco Lacarra, Ubaldo Pagano, Alberto Losacco, Francesco Zaccaria e Ornella Tripaldi — ma aggiunge una frase destinata a far discutere: “Ringrazio anche i firmatari dell’appello alla Schlein, anche quelli minacciati e ricattati per aver firmato”.
Amati ha annunciato che nelle prossime ore renderà nota la sua decisione sul futuro politico, mentre all’interno del Pd pugliese la vicenda accende nuove divisioni proprio nel momento più delicato della definizione delle liste elettorali.










































