Proteggersi dal sole? Ecco tutti i trucchi…

Spesso si tende a credere che la luce solare faccia incondizionatamente bene, la luce solare stimola la produzione di Vitamina D nel nostro corpo e questo è un effetto sicuramente posistivo.

La luce ultravioletta, però,  è in grado di produrre danni anche gravi alla nostra pelle. Questa radiazione è, infatti, talmente energetica da essere in grado di rompere alcuni legami che tengono insieme gli atomi nel collagene e nell’elastina (le proteine che caratterizzano la nostra pelle per sodezza ed elasticità).

Da questo fenomeno deriva l’aspetto rugoso che si tende ad avere dopo un’esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti.

Ma oltre all’aspetto estetico, i rischi sono ancora maggiori. Ad esempio, il nostro sistema immunitario può indebolirsi e farci spuntare sulle labbra vesciche dovute al virus dell’Herpes simplex, oppure, ancora peggio, potremmo ritrovarci a dover curare una cataratta agli occhi dovuta a un’eccessiva esposizione ai raggi solari.

Queste e altre controindicazioni diventano problemi di poco conto se messi a confronto con il maggiore rischio derivante dall’esposizione al sole: il cancro alla pelle. Questo avviene quando la luce ultravioletta riesce a rompere molecole di DNA o genera dei radicali liberi, che a loro volta attaccano il DNA.

Importante è pertanto, la protezione solare. Il livello di protezione dai raggi UV delle creme solari è indicato con la sigla SPF (SunProtectionFactor) ed è rappresentato da un numero (tipicamente compreso tra 6 e 50+).

Tale numero identifica una durata di esposizione, multipla del tempo necessario a procurarsi un eritema solare: se utilizziamo una crema con SPF 30, ci procureremo una scottatura dopo un tempo di esposizione 30 volte più lungo rispetto a quello previsto in assenza di protezione.

L’indice SPF, anche se elevato, non garantisce la protezione nei confronti dei raggi di tipo UV-A. Ricordiamoci quindi di controllare gli ingredienti che compongono la crema: i prodotti che garantiscono una migliore protezione verso di raggi UV-A sono quelli che contengono ossido di zincoavobenzone e ecamsule.

 E’ importante sapere che i raggi ultravioletti, soprattutto quelli più dannosi, possono penetrare attraverso il tessuto: in caso di indumenti bianchi e aderenti questa possibilità è ancora maggiore. Per questo motivo, è consigliato indossare indumenti colorati (scuri) e larghi.

Un altro fattore di cui tener conto è che non tutti i vestiti riescono a proteggere con la stessa efficacia; questa, infatti, dipende dalla natura del tessuto. La tecnologia ha permesso di sviluppare indumenti con tessuti le cui fibre e microfibre tessili sono intrinsecamente combinate con specifici principi, quali il biossido di titanio o l’ossido di zinco, in grado di proteggere la pelle dall’irraggiamento solare.

In Italia i capi conformi alle norme UNI di protezione dai raggi ultravioletti si riconoscono perché sull’etichetta devono riportare l’immagine di un sole giallo con un’ombreggiatura, il numero della norma (EN 13758-2) e il fattore di protezione solare (UPF).

Dott.ssa Emanuela Giannuzzo 

Via Cristoforo Colombo, 92

Laureata in medicina e chirurgia

Specializzata in Medicina estetica e Nutrizione Clinica

Medico abilitato alla Professione di Medico di Medicina Generale

Medico abilitato alla urgenza ed Emergenza territoriale

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO