La Procura di Brindisi ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 145 persone nell’ambito di un’inchiesta su un presunto sistema di truffe ai danni di istituti di credito, che secondo l’ipotesi investigativa sarebbe stato attivo tra il 2019 e il 2023.
Sono 252 le contestazioni complessive formulate, a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere, truffa, riciclaggio, indebita percezione di erogazioni pubbliche e malversazione di erogazioni pubbliche.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dopo l’ottenimento di finanziamenti con garanzia pubblica, le somme sarebbero state destinate a finalità diverse da quelle previste dai singoli progetti imprenditoriali. Gli importi, in alcune pratiche, avrebbero raggiunto anche i 30mila euro e, secondo l’accusa, sarebbero stati successivamente trasferiti attraverso bonifici o prelievi in contanti.
L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero della Procura di Brindisi Francesco Carluccio ed è stata condotta dalla Guardia di finanza.
Tra le persone coinvolte figurano anche Nicola Didonna, 70 anni, attuale capogruppo in Consiglio comunale a Brindisi di Futuro Nazionale, e il figlio Michele Didonna, 46 anni, già assessore comunale. Nei loro confronti vengono contestate, a vario titolo, diverse ipotesi di reato. Secondo la ricostruzione accusatoria, Michele Didonna avrebbe avuto un ruolo nell’individuazione di imprenditori ai quali sarebbero state intestate richieste di finanziamento sulla base di informazioni ritenute dagli investigatori non veritiere.
Nell’inchiesta risultano coinvolti anche altri soggetti tra le province di Brindisi e Lecce, tra cui professionisti e una dipendente di un istituto bancario.
Gli indagati avranno ora la possibilità di presentare memorie, produrre documentazione o chiedere di essere interrogati prima delle eventuali valutazioni della Procura sulla richiesta di rinvio a giudizio.
Ho evitato espressioni come “sistema di truffe” come fatto accertato, sostituendole con “presunto sistema” e ho attribuito sempre le ricostruzioni all’ipotesi accusatoria.













































