PAPA FRANCESCO VIVE. IL RICORDO NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE

Un anno è già passato da quel 21 aprile 2025, mentre tramontava la Pasqua, quando venivamo svegliati dalla notizia della morte di Papa Francesco. Credo dunque sia doveroso ricordare la figura di un personaggio che la storia non potrà dimenticare. Non voglio farlo nel mondo mieloso con cui lo fanno i salotti televisivi, autentici pulpiti improvvisati con imbarazzanti commenti di personaggi superficiali. Lo voglio fare con grande rispetto e soprattutto con immensa gratitudine, consapevole che le parole sono poca cosa rispetto a quello che il tempo dirà del Papa della Misericordia e della Speranza, venuto dalla “fine del mondo”.

Quando ebbi modo di esprimere precedentemente un mio pensiero sulla morte di Papa Benedetto XVI, una delle cosiddette bizzoche – autentico cancro purulento nelle comunità cristiane – commentò dicendo che il Papa non aveva bisogno di essere difeso… In quello scritto esprimevo, con passione più che con livore, quanto anche quel pontificato fu segnato da contrasti e incomprensioni, cosa inevitabile quando si lavora per la Verità del Vangelo. Mi piace quindi ricordare quella che è una successione, non solo di avvenimenti storici, ma soprattutto di eventi spirituali, cioè segnati dalla presenza e guida dello Spirito Santo.

Ormai da troppo tempo si è presa la malsana abitudine di commentare a proprio piacimento l’insegnamenti dei pontefici. Pare che la nauseante, volgare, minimalista visione elargita da (quei) salotti televisivi si sia diffusa nella politica più becera e anche nelle menti di chi – professandosi cattolico – dimentica quanto richiede il Codice di Diritto Canonico: “…i fedeli, consapevoli della propria responsabilità, sono tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa” Can. 212 §1, e se qualcuno non si riconosce in quella che, come affermava lo stesso Papa Benedetto “non è una democrazia” e spudoratamente continua ad inquinare e avvelenare le menti, perpetua un danno contro l’unità e la credibilità della Comunità…

Questo andava ribadito, per amore della verità, alla bizzoca e va ricordato a ciascuno di noi; perché quello che è accaduto con Benedetto, con Francesco e recentemente con Papa Leone è vergognoso, inaccettabile e nocivo. Fatta questa doverossisima premessa, oggi ricordiamo un papa che certamente ha segnato un “punto di non ritorno” e forse anche di “rottura”, non perché abbia portato avanti una rivoluzione personale, ma perché ha coraggiosamente testimoniato una totale adesione all’insegnamento evangelico. E senza giri di parole ha pagato questa sua coraggiosa libertà, venendo “crocifisso” da chi si reputa “amico di Dio”. Del resto lo stesso Signore Gesù è stato condannato a morte da coloro che si credevano “detentori” della verità…

L’eredita lasciata da papa Francesco è come un solco di luce nella storia, in questo frangente così opaco. Attraverso il suo magistero esposto nelle encicliche, a parlato a un mondo e una chiesa lacerati da discordie, ipocrisie e divisioni e ha esortato a rimettere al centro il Vangelo per vivere con “gli stessi sentimenti che furono di Cristo”. Ha avuto il coraggio di denunciare tutti gli abusi compiuti in nome di Dio, un Dio che tanti si ritagliano a loro piacimento per assecondare pensieri contrari al Suo insegnamento. Papa Francesco ha portato il fuoco, e la sua incandescenza si è manifestata già con la scelta del nome e poi con i gesti e con scelte di governo senza precedenti. Scegliendo le periferie del mondo, parlando di Dio in modo semplice e mai banale, ribadendo la centralità e l’esigenza di una fraternità non più rimandabile, rimettendo al centro l’uomo – soprattutto quello ferito e bisognoso – per parlare di perdono, di misericordia, di riscatto, di resurrezione. Ha contrapposto al pensiero “fascista” di patria e sovranismo quello evangelico di comunità e comunione; alla seduzione del potere e dell’apparire quello del servizio e dell’umiltà. Cosa ci sarebbe dunque di cosi sbagliato? Di cosi eretico? Perciò cosa realmente ha capito della fede cristiana chi lo accusa? Mi permetto di dire nulla, assolutamente nulla! È consolante invece vedere e sapere che la gente, quella autentica invece lo ha capito, direi da subito, con quel buonasera con cui si presentava al mondo per la prima volta, fino a quella mano fragile e silenziosa alzata per l’ultima benedizione. E lo capisce anche ora, dopo un anno, pregando sulla sua semplicissima tomba. Papa Francesco ci manca. Quella sua preziosa presenza e la sua parola che riempiva di speranza. Ma, continua a vivere nella missione di Papa Leone che, per quanto diverso, prosegue la missione salvifica che appartiene alla Chiesa di Gesù. Con tutte le sue contraddizioni e meschinità, ma che resta pur sempre luogo di speranza, “ospedale da campo” usando un’immagine cara allo stesso Papa. Grazie Papa Francesco! Se saremo cristiani come ci ha ricordato di essere, riusciremo a trasformare questo nostro mondo malato, ma che può e deve guarire. Crediamoci. Papa Francesco ci ha provato.

Davide GIGLIOLA

 

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