Sarà eseguita nelle prossime ore l’autopsia sul corpo di Eros Rossi, il 41enne ucciso nella notte del 18 aprile in una villetta di Torre Canne. L’esame è stato disposto dal pubblico ministero Sofia Putignani, che coordina le indagini sul caso.
Trattandosi di un accertamento irripetibile, la Procura ha notificato il provvedimento ai familiari della vittima e all’indagato, consentendo la nomina di consulenti di parte. L’incarico è stato affidato al medico legale Biagio Solarino, docente dell’Università di Bari. Parallelamente è stato disposto anche un accertamento tecnico sui telefoni cellulari di Rossi e del presunto omicida, attività che sarà curata dall’informatico forense Silverio Greco.
Al centro dell’inchiesta resta la posizione di Teodoro Cavaliere, 40 anni, che nei giorni scorsi ha risposto per oltre quattro ore alle domande del giudice per le indagini preliminari Simone Orazio, confermando quanto già dichiarato ai carabinieri e al pubblico ministero. Assistito dall’avvocatessa Chiara Capodieci, l’uomo ha chiesto la concessione dei domiciliari, sostenendo l’assenza di pericolo di fuga e sottolineando di essersi consegnato spontaneamente.
Il gip, pur non convalidando il fermo proprio per l’assenza di rischio di fuga, ha comunque disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendo gravi gli elementi a carico e non convincente la tesi della legittima difesa, definita smentita da diversi riscontri raccolti nella prima fase investigativa.
Secondo quanto ricostruito, i due uomini si erano incontrati per festeggiare la fine delle rispettive misure restrittive: Cavaliere era tornato libero pochi giorni prima, mentre Rossi avrebbe concluso proprio in quelle ore i domiciliari. Dopo una tappa a Fasano, avrebbero raggiunto la villetta di Torre Canne, dove – stando al racconto dell’indagato – la situazione sarebbe degenerata.
Cavaliere sostiene che Rossi, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, sarebbe diventato improvvisamente aggressivo, arrivando a colpirlo e a impedirgli di allontanarsi. Dopo essere stato ferito e aver perso i sensi, al risveglio avrebbe reagito utilizzando un cacciavite per difendersi, colpendo più volte l’amico.
Dopo l’accaduto, il 40enne si sarebbe allontanato dalla villetta a bordo dell’auto della vittima, contattando prima il padre e poi i carabinieri, ai quali avrebbe manifestato l’intenzione di costituirsi. Su indicazione dei militari, è quindi tornato sul posto, dove è stato preso in consegna dai carabinieri della compagnia di Fasano.
Le indagini proseguono per chiarire con precisione la dinamica dei fatti e verificare la versione fornita dall’indagato.










































