Esattamente 25 anni fa “tutti ricordiamo dove ci trovavamo”. Era l’11 settembre 2001. Una data che ha segnato inevitabilmente uno spartiacque della storia recente dell’umanità. La mia riflessione non vuole essere solo un ricordo di quegli avvenimenti, ma vorrei condividere una lettura più profonda su un episodio che oltre alle tante vittime innocenti ha sconvolto la vita dell’intera società e non solo per le scioccanti immagini impresse nella memoira, ma per le atroci conseguenze che quell’attentato provocò.
Basti pensare che a distanza di 25 anni quegli effetti sono arrivati fino a noi. Gli Stati Uniti d’America forse mai come allora, si dimostrarono una Nazione unita dal dolore e dalla volontà di ricominciare. Lo mostrarono anche al mondo con l’esemplare testimonianza dei soccorritori e il mutuo aiuto di tanti cittadini. Eppure quello spirito cedette il passo presto alla vendetta chiamata dalla politica “giustizia”. L’allora Presidente George W. Busch – guarda caso un repubblicano come l’attuale – approfittò di un evento cosi catastrofico per assecondare desideri guerrafondai mai nascosti. Avallato dalla maggioranza del Congresso e dal sentimento popolare suscitato da tanta barbarie e dopo “indagini” federali chiaramente opache, si decise di occupare l’Afghanistan e poco dopo riprendere la guerra in Iraq. L’atto terroristico di un gruppo si mutò nella scelta di farla pagare ai cittadini di quelle Nazioni, quasi indiscriminatamente.
Oltre questa lettura l’11 settembre è stato usato per esasperare i nazionalismi e ha permesso ancora una volta nella storia che gli Stati Uniti si affermassero come esportatori di democrazia, questa volta legittimati dalla comunità internazionale in quanto “vittime”. Il mondo sconvolto e impaurito, alimentato da una informazione chiaramente pilotata si affidò (ancora una volta) al dominio americano… A distanza di questi decenni ci si rende conto che tante di quelle profezie si sono rivelate false, come del resto le promesse sbandierate di esportare la “civiltà” in quei Paesi. Quello che resta invece è che la frattura tra mondo occidentale e mondo arabo si è ancora più ispessita, che la religione – colmo dei colmi – è stata, ancora una volta nella storia, usata per i porci comodi dei “potenti”. Islam e cristianesimo, che pure hanno punti in comune, hanno dimostrato la totale incoerenza dei loro membri. Si è sviluppata in maniera vorticosa la diffidenza verso l’altro, equiparando indistintamente l’essere musulmano all’essere terrorista. La legittimazione della guerra, anche nella forma preventiva, è accettata come se fosse normalità e non invece l’aberrazione di ogni forma di diplomazia, facendo sì che quelle terre e popolazioni violentate, occupate e depredate venissero poi abbandonate a un destino ancora più infelice forse della stessa guerra.
I potenti, nella passività della stragrande maggioranza delle persone e delle Istituzioni, sono riusciti così a camuffare la verità delle cose: disumanizzarci, renderci dipendenti da scelte politiche scellerate, accentuare senso di precarietà e terrore così da poter manipolare molto più facilmente le menti.
Restammo tutti sconvolti nell’assistere a qualcosa che appariva quasi una scena drammaticamente cinematografica. Negli anni quelle tragiche sequenze sono state sviscerate per capirne la realtà – o la finzione – e forse da quel momento prepotentemente si affermò quel pensiero complottista che perdura fino ad oggi e che nella follia di chi si crede tuttologo, ha annientato le più elementari forme di intelligenza.
Anche questo è stato l’11 settembre di 25 anni fa. La storia non ha insegnato nulla, anzi siamo regrediti come umanità e lo abbiamo permesso senza lottare invece che custodire la speranza e la ricerca della verità.
A New York, al posto delle torri gemelle abbattute, c’è un grande spazio che spalanca a un domani più luminoso. Mi auguro che oltre la scelta architettonica quel luogo possa ricordare a tutti noi quanto possiamo essere assetati di vendetta oppure essere capaci di rialzarci dalle ceneri di ogni forma di terrore. Lo dobbiamo per le vittime innocenti di quel disastro, per la sofferenza delle loro famiglie e per tutti coloro che non si rassegnato a un mondo costantemente in fiamme e che continuano a sperare lottando contro ogni forma di tirannia.
Davide Gigliola













































