“Non mi accontento di una passeggiata in concessione: voglio una città libera”

Contrapponendo i toni “trionfalistici” alla realtà direi che c’è poco da esultare. Ancora una volta la nostra Città riesce a godere delle briciole e questo non è un bene. L’apertura straordinaria del passaggio che costeggia il Seno di Ponente del porto interno è stata annunciata come qualcosa che rafforza il rapporto speciale tra la Città e la Marina Militare…

Beh, come cittadino io non ci sto ad assecondare questo entusiasmo. Primo perché non ci si può accontentare di rarissime concessioni e poi perché il vassallaggio della politica nei confronti della militarizzazione della Città non può essere tollerata. Non voglio rassegnarmi all’idea di avere una Città che si proclama Città di Pace così come storicamente lo è stata, per poi vederla oscurata da navi militari e gigantografie di soldati in assalto da combattimento, quasi a identificare la loro (povera e imbarazzante) esaltazione come immagine della Città stessa, nemmeno fossimo in Corea del Nord. Quante Amministrazioni sono passate e nessuna che sia riuscita concretamente a “riconquistare” uno spazio non solo indubbiamente bello, ma forse anche necessario per la reale crescita della Città. Chissà quanti progetti turistici e quindi anche economici, si potrebbero attuare se solo si avesse il coraggio – perché si tratta soprattutto di questo – di ricollocare ciò che va ricollocato. Lo sviluppo autentico della Città deve passare necessariamente dalla scelta di rendere il porto un luogo vivo, accessibile, godibile. Invece il nostro lungomare fatica ad essere tutto questo perché amaramente prigioniero di privati e della Marina che con le loro flotte impediscono di godere in pienezza quello che la natura e la storia hanno lasciato in eredità a tutti noi.

I toni spesso trionfalistici che caratterizzano questa nostra realtà dovrebbero cedere il passo alla concretezza dei fatti, ma visto che la stragrande maggioranza preferisce accontentarsi sarebbe fin troppo facile rassegnarsi… Ecco, almeno io e credo di non essere l’unico, non mi accontento di una passeggiata fatta per “gentile concessione”, vorrei altro e meglio anche se non tocca a me tradurre questo desiderio, ma perlomeno non mi rassegno alla passività di una Brindisi che può e deve essere migliore se non vuole morire di sogni…

Davide Gigliola

 

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