A Brindisi torna al centro del dibattito cittadino una delle tradizioni più antiche e sentite: la processione del Corpus Domini con il Cavallo Parato. A riaccendere l’attenzione è un gruppo Facebook nato spontaneamente, “Tuteliamo la storica processione del Corpus Domini col Cavallo Parato”, che in pochi giorni ha già raccolto centinaia di adesioni.
L’iniziativa, promossa da un gruppo di cittadini, si sta trasformando in un vero spazio di memoria collettiva. Foto d’epoca, racconti e testimonianze stanno contribuendo a ricostruire il valore storico e simbolico di un rito che per secoli ha rappresentato uno dei momenti più solenni della vita religiosa e civile della città.
La processione del Corpus Domini, prevista quest’anno per il 7 giugno 2026, affonda le sue radici in una tradizione antichissima, risalente al XIII secolo. Secondo la ricostruzione storica più accreditata, tutto ebbe origine da un episodio legato al ritorno in Europa di Luigi IX di Francia dopo la settima crociata: una tempesta avrebbe spinto la nave del sovrano verso le coste brindisine, dando vita a un evento che nel tempo si è trasformato in rito.
Da allora, la città ha tramandato una celebrazione unica nel suo genere: l’arcivescovo, in abiti pontificali, percorreva le vie del centro in sella a un cavallo bianco riccamente adornato, portando con sé il Santissimo Sacramento, accompagnato da autorità e fedeli. Un’immagine potente, rimasta impressa nella memoria collettiva e documentata già nel Cinquecento da cronache dell’epoca.
Negli ultimi anni, però, qualcosa si è spezzato. Nel 2018, un incidente durante la processione — con la caduta dell’allora arcivescovo — ha segnato uno stop improvviso alla tradizione nella sua forma storica. Da quel momento, il Cavallo Parato non è più tornato, nonostante il cambio alla guida dell’arcidiocesi.
Una scelta che continua a far discutere. Per molti cittadini, infatti, non si tratta di un semplice elemento scenografico, ma di un simbolo identitario, capace di unire fede, storia e cultura popolare.
È proprio su questo punto che insiste il gruppo nato sui social: l’obiettivo non è solo il recupero della tradizione, ma anche la tutela di un patrimonio immateriale che rischia di andare perduto. “Non è folklore — spiegano i promotori — ma parte della nostra storia”.
Il tema, inoltre, non riguarda solo la sfera religiosa. Secondo i sostenitori dell’iniziativa, il ritorno del Cavallo Parato potrebbe avere ricadute positive anche sul piano culturale e turistico, oltre a rafforzare il senso di appartenenza della comunità.
Il messaggio che emerge è chiaro: il tempo gioca un ruolo decisivo. Più passa, più diventa difficile recuperare tradizioni che vivono soprattutto nella memoria e nella partecipazione collettiva.











































