Murubutu e il rap che si legge: talk e showcase al Jungle di Nardò 

Ieri sera, 10 aprile, al Jungle di Nardò (LE) si è tenuta la prima serata del JUNFEST, la collezione di serate all’aperto con ospiti che dà inizio alla bella stagione. Ospite dell’evento, Murubutu, con talk e show case.

C’è qualcosa di profondamente controcorrente nel percorso di Murubutu: in un’epoca in cui la musica corre veloce, sia di ritmo che di parole, ma anche di pubblicazione, lui ha scelto la lentezza della parola, il peso specifico delle storie e la profondità della letteratura. Il suo non è mai solo rap: è narrazione, è didattica, linguaggio urbano. Non a caso, prima ancora che artista, Alessio Mariani (così il nome di nascita) era docente di filosofia e storia. Poi, la carriera nel panorama musicale italiano, facendosi strada nei cuori e nella memoria della gente trasformando ogni suo brano in un racconto e ogni album in una raccolta tematica. La sua identità ibrida tra cantante, poeta e paroliere permette ai suoi album di essere non solo ascoltati, ma letti come quando gusti un libro.

Tra i brani più conosciuti e più sensibili, “Le notti bianche”, ispirata chiaramente a Fëdor Dostoevskij, è uno degli esempi più chiari del suo legame con la letteratura.

Il format del Jungle sui talk e showcase con ospiti è stato terreno fertile per quello che è il suo stile: più che un semplice incontro, infatti, quello di Murubutu (e quello degli altri ospiti delle altre serate) è sempre n viaggio dentro le canzoni dell’ospite e, soprattutto, dentro la sua visione artistica. Un dialogo aperto, intimo, in cui il racconto orale ha preso il posto del beat, senza perdere intensità. Quando l’artista scende dal palco e si mette allo stesso livello del pubblico, la distanza si annulla e la musica cambia forma: diventa relazione. È qui che i talk dimostrano tutta la loro forza. In un panorama saturo di live e performance con cellulari in alto intenti a catturare lo scatto migliore e il ricordo video dell’evento, questi momenti rappresentano una nuova frontiera della fruizione musicale: più lenta, più consapevole, più profonda. Non si tratta solo di prestare ascolto, ma di entrare nei meccanismi che stanno dietro a un testo, a una scelta stilistica, a un’immagine.

Aurora Lezzi

 

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