LO STRANO CASO DEL CAVALLO PARATO SPARITO (una vicenda che sta appassionando molti brindisini)

Gabriele D’Amelj Melodia

La querelle tra il vescovo di Brindisi monsignor Giovanni Intini e una parte di cittadini, molti dei quali (per la precisione 665) aderenti al gruppo fb dall’intestazione che sembra un titolo alla Wertmüller “Tuteliamo la storica processione del Corpus Domini col cavallo parato”, amministrato dal giornalista Giorgio Sciarra, è ben nota a tutti per essere snocciolata nel dettaglio. Per minima, doverosa sinossi, ricordo che in data 20 maggio 2026 è stata inviata da questo movimento popolare una rispettosa ma ferma lettera-appello a S.E. Intini con la quale si chiedeva, motivandolo, il ripristino dell’antica tradizione “storica e identitaria tanto cara alla comunità brindisina”. La lettera non ha ricevuto risposta perché il nostro presule ha fatto sapere che in merito si era già espresso un paio di anni orsono, e che quindi non c’era motivo di riparlarne.  E così anche quest’anno la processione si è svolta senza la presenza del cavallo parato. Tuttavia l’argomento è così ghiotto da favorire riflessioni di varia natura. Intanto la prima domanda sorge spontanea: può un cavallo parato sparire dopo secoli e secoli di onorato servizio? Parto allora dall’esame obiettivo della materia del contendere facendomi le seguenti domande: 1) Un’antica tradizione storico-religiosa può essere interrotta d’Imperio? E se sì, con quali motivazioni? Penso che le ragioni non possano che essere due: a) o Sua Eccellenza Indini ritiene che la “coreografia” di un rito sacro debba essere concentrata unicamente sull’aspetto religioso senza nulla concedere ad aspetti che scivolano verso una deriva folkloristica; b) oppure Sua Eccellenza ha una forma di equinofobia acuta che non vuole rivelare e da cui non ce la fa a liberarsi. Nel primo caso viene subito da osservare come ci siano ben altre processioni che non soltanto ricadono nel folklore, ma richiamano addirittura antichi riti pagani. Un classico esempio è rappresentato dalla processione della Bruna che si svolge a Matera il due luglio. Alla fine del percorso il carro viene selvaggiamente assaltato e fatto a pezzi da una folla di isterici “fedeli” che vogliono portarsi a casa un pezzo-ricordo come apotropaico… Per non parlare della processione dei Misteri di Taranto dove l’espressionismo masochistico di alcuni figuranti crea un clima da Grand Guignol che poco si confà con l’autentico spirito del dolore e del lamento religioso (lo Stabat Mater è tutt’altra cosa). Ma sulla delicatissima questione di voler evitare la spettacolarizzazione delle processioni si sta aprendo un vero dibattito. Dal momento che esse ricadono sotto il giudizio inappellabile dei vescovi, si sta verificando un fenomeno imbarazzante per la Chiesa: mentre, ad esempio, il vescovo di Milano ha ordinato che una processione fosse limitata all’area interna del Duomo per non farla diventare evento folklorico ad uso degli obiettivi fotografici dei turisti, in occasione dell’Udienza Generale di mercoledì 3 giugno u.s. Papa Leone raccomandava ai fedeli di partecipare alle processioni, in particolare a quella del Corpus Domini. A questo punto La CEI dovrebbe uniformare e codificare in qualche modo le prassi per evitare spiacevoli situazioni. E veniamo al punto b). Qui c’è davvero poco da dire. Monsignor Intini, malgrado la relativa giovane età, se ha paura di montare a cavallo avrà le sue buone ragioni. Del resto, “il coraggio uno non se lo può dare.” Chissà, magari avrà avuto una brutta esperienza da ragazzo cavalcando nei verdi prati di Gioia del Colle… Qualche membro del gruppo di tutela della processione ha ingenuamente ipotizzato che si potrebbe far ricorso a un calesse o a una piccola carrozza, ma questa soluzione fa davvero sorridere perché el tacon sarebbe peso del sbrego. Tanto vale fantasticare di un cavallo di legno elettrico con rotelle in gomma o di equini di provata mansuetudine come il vecchio Lee della famiglia nel bosco… No, non possono essere queste le soluzioni.

 E siamo al punto 2) Può un incidente sporadico essere causa della brusca interruzione di una prassi religiosa consolidata? Risposta: In tanti secoli, che si sappia, a Brindisi l’unica caduta da cavallo di un vescovo è stata quella dello sfortunato monsignor Caliandro, avvenuta domenica 3 giugno dell’A.D. 2018. L’incidente non fu certo causato dall’intemperanza o da una scivolata del bravo quadrupede, in quanto Sua Eccellenza cadde a causa della cinghia della sella (sottopancia) con ogni evidenza stretta male, la sella ruotò sbalzando il cavaliere. E, proprio a questo proposito, fresca fresca è giunta la notizia che il cav. (di titolo e di fatto) Francesco Ragione, storico Presidente del circolo Ippico Mitrano, ha scritto una lettera aperta rivolta al vescovo per offrire i suoi servigi: assistenza completa per la gestione del cavallo parato, come già fatto in passato, assicurando la presenza di un team altamente qualificato comprendente addestratori, artieri, palafrenieri e lo stesso… palafreno (offerta irresistibile: a caval donato non si guarda in bocca). Ma il cavaliere non ha ancora ricevuto risposta e credo che difficilmente la riceverà. Ricapitolando, c’è stato nella nostra storia patria soltanto l’incidente occorso a monsignor Caliandro. Pare statisticamente molto improbabile che si verifichi un secondo caso. C’è poi da sottolineare come l’impedimento personale di un vescovo non costituisca strettamente un motivo valido per sopprimere una tradizione. Ad esempio, in Italia sono molte le processioni a mare che ospitano vescovi sulla imbarcazione che ospita i santi festeggiati. Accade a Brindisi come a Civitavecchia, a Salerno o a Napoli. E se un vescovo di queste diocesi, poverino, soffrisse di mal di mare, si abolirebbe la processione? Forse sarebbe più logico e semplice affidare il compito a un sostituto, a un diacono… È quanto accaduto più volte a Brindisi, come sanno bene i brindisini appassionati di storia locale e come ha ricordato, assieme a tante altre cose interessantissime, il professor Antonio Mario Caputo nell’esaustiva e brillante conferenza tenuta presso il salone del Museo Ribezzo in data 12 maggio u.s. per il Club per l’Unesco e il Polo Museale. Ora è la volta del punto tre, il definitivo: 3) Ci sono valide soluzioni per risolvere queste problematiche salvando le antiche tradizioni, accontentando le giuste ragioni delle parti contrapposte, e cioè dei fedeli e dei loro Pastori? La risposta è semplice, sì che ci sono! Basta che il vescovo in difficoltà per vari motivi individui la persona che possa sostituirlo: il canonico delegato. Vi ricordo che questa procedura è adottata persino di Pontefici. Papa Francesco si fece sostituire nella via Crucis per tre anni consecutivi (2023-2025) dal Cardinale vicario Baldassarre Ruina. A questo punto, contando sul buon senso di tutti, auspico che si trovi presto una soluzione che “sciolga i nodi” di un problema assolutamente risolvibile, ricomponendo una polemica che fa male alla città. Ringrazio quei lettori che, eroicamente, sono riusciti ad arrivare in fondo a questo pezzo, devastato da una pubblicità fastidiosa più della Xilella…

                                                                                               Gabriele D’Amelj Melodia

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