L’ANGOLO DEI LIBRI – “Scheletri” di Zerocalcare

Scheletri è la nuova graphic novel di Zerocalcare (nome d’arte di Michele Rech, classe 1983) e, dopo l’uscita da poco più di una settimana per bao publishing, è subito al primo posto dei libri più venduti in Italia. Un’emozione particolare lega chi scrive agli episodi della Rebibbia quarantine, la serie cartoon che – in un momento epocale in cui a dettare i modi e le forme della quotidianità era l’angoscia per la pandemia feroce – ha regalato una benefica manciata di sorrisi (pure se amari, spesso), mucchi di riflessioni sparse e soprattutto la possibilità di osservare un luogo diverso da quello inquadrato dalla propria finestra o la pellicola che scorre di fronte al balcone: Rebibbia, quartiere sospeso come tutti, stretto tra un senso di comunità tutto da costruire e gli infiniti egoismi degli individui alle prese, lì come ovunque, con l’imprevedibità delle cose e, forse, proprio con gli effetti dell’egoismo eretto a sistema di governo del mondo. Scheletri è, a detta dello stesso autore, «più efferato» dei precedenti lavori (tra gli altri, La profezia dell’armadillo, Dimentica il mio nome e Macerie prime): le strisce si tingono di tinte cupe, sembra ci siano tutti gli elementi per tratteggiare un delitto, il solito omicidio che si consuma nei territori degradati dello spaccio e della malavita, ma il punto è un altro. Protagonisti della narrazione sono gli scheletri che popolano i nostri armadi interiori, quando ci preoccupiamo di averne uno e «non sappiamo o facciamo finta di non sapere che è tutta la nostra esistenza a essere costruita su una cazzo di fossa comune». Scheletri, dunque, ovvero mostri e bestie feroci che nascono dalla frustrazione e dal senso di colpa, dal sentirsi inadeguati e dalla menzogna. Perché «se li covi, li tieni al caldo, senza far entrare nessuno… crescono», mentre «più ne parli, più entra aria. Più c’è ricircolo. E i mostri soffrono perché sono creature molto freddolose». Sarà il sedicenne Arcol, una storia pesantissima alle spalle, a liberare Zero dai suoi mostri: si incontrano nei lunghissimi tragitti in metro, si riconoscono nel momento esatto in cui il treno staziona nel deposito, al buio, entrambi in fuga dalle gare del mondo. Potrebbe essere l’inizio di una fantastica amicizia, è piuttosto la prova che la vita è sempre lì a fare la sua parte e che, nonostante ciò, non tutto sempre marcisce.

Diana A. Politano

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