La stagione di Brindisi passerà dalle giocate del “Gatto”, in America descritto come croce e delizia

BRINDISI – Poche storie: uno come Barber, in Italia, non lo può tenere quasi nessuno. Primo passo razzente, palleggio ubriacante e velocità di esecuzione lo rendono Oltreoceano materiale da Nba, figurarsi se non può dominare offensivamente nel nostro campionato.

Il mercato, però, raramente mente, e se un giocatore di quel talento è approdato a Brindisi, significa che al momento, il 23enne americano, presenta ancora lacune nel suo gioco tali da non consentirgli di ambire a livelli superiori rispetto al nostro.

Detto che Barber in Italia può dominare, forte della sua prolificità che gli ha permesso di chiudere al settimo posto la classifica dei marcatori nella stagione NCAA 2015-2016 (con 24 pt. di media) e della sua capacità di smazzare assist (ben 5 a partita nello scorso campionato trascorso in D-League), gli scout americani si mostrano meno entusiasti quando l’argomento scivola sulle sue caratteristiche fisiche, sulla sua attitudine difensiva e sulla sua capacità di selezionare le scelte offensive; tutte riserve, insomma, che non hanno consentito a Barber di essere scelto al Draft 2016, nemmeno al secondo giro.

Barber viene descritto come un giocatore tra i più veloci delle sue annate di college, dotato di un’ottima capacità di palleggio (agevolata anche dalla peculiarietà di essere ambidestro), di un gran tocco sotto canestro, di un affidabile arresto e tiro (in via di costante miglioramento) e di un carisma tale da farlo assurgere al rango di leader e di generale in campo, andando quindi oltre la mera etichettatura dello “scorer”. Curiosità: anche lui, come i suoi compagni di reparto, è particolarmente preciso dalla lunetta, dove nella sua ultima stagione collegiale ha realizzato 40 tiri liberi di fila; dato particolarmente positivo per uno destinato a guidare la classifica dei giocatori con maggiori falli subiti.

Ma dicevamo delle criticità poste in rilievo dagli scout: innanzitutto, perplessità sono state sollevate sulla sua limitata fisicità, che non gli permetterebbe di reggere i contatti al piano superiore – ovvero in Nba – e che lo rende preda di stoppate (circostanza, questa, favorita anche dalla sua inclinazione a “cacciarsi” nel traffico piuttosto che demandare ai compagni). La ridotta taglia fisica media dei giocatori che popolano il campionato italiano potrebbe stemperare questa problematica, seppure vi sia al contempo da sottolineare la particolare attenzione prestata dai nostri allenatori per le difese, supportate da tatticismi a volte esasperati. Ed a proposito di difesa, sotto questo aspetto gli scout americani scuotono il capo, evidenziando come Barber venga lasciato sul posto molto facilmente; anche questo dato, però, deve considerarsi fisiologico, perché accomuna gran parte degli attaccanti di razza approdati nel nostro campionato, in ultimo proprio il “nostro” Robert Carter. In una squadra che pare votata alla difesa, però, tale circostanza potrebbe essere assorbita senza pagare eccessivo dazio; ciò, a patto che Barber, nell’altra metà campo, produca i vantaggi che lo staff della New Basket si aspetta da lui. Sarà pertanto fondamentale il lavoro del coach, che dovrà cercare di instillare nella testa del forte “baby-play” il giusto compromesso tra le soluzioni personali ed il coinvolgimento dei compagni, step fondamentale per affrontare una stagione senza particolari patemi e per provare a raggiungere traguardi al momento “innominabili”. Come caratteristiche, d’altronde, Barber pare somigliare parecchio al Marcus Thornton di Pesaro – anch’egli giocatore dall’uno contro uno fulmineo e dall’arresto e tiro affidabile -, il quale ha però pagato lo scotto del “noviziato”, che spesso lo ha portato ad andare fuori giri, oltre che quello rappresentato dallo scarso talento diffuso tra i compagni di squadra, circostanza che lo costringeva a caricarsi di responsabilità superiori rispetto a quelle “consigliategli” dal suo istinto.

Siamo comunque certi che coach Dell’Agnello riuscirà nell’intento predetto, avendo già avuto modo di maneggiare con cautela (e successo) materiale come Edgar Sosa. D’altronde, è impensabile che Barber, in una lega europea competitiva, possa prendersi 17 tiri a partita da dentro l’arco, circostanza verificatasi nelle sue ultime due stagioni.

Una cosa è certa: nei momenti caldi e nei finali di partita la squadra saprà quali mani cercare, e che la palla ce l’abbia uno “che non si lascia sopraffare dalle emozioni”, potrebbe non rivelarsi un cattivo affare.

Andrea Pezzuto
Redazione
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