Ben 11 interdittive antimafia in un solo provvedimento. Un numero pesante, che fotografa la pressione crescente della criminalità sull’economia locale. Il prefetto di Brindisi, Guido Aprea, ha firmato queste misure nei confronti di società distribuite tra Brindisi, Mesagne, Oria, Erchie e Latiano. Tra le aziende colpite ci sono piccole imprese della ristorazione e cooperative agricole, alcune con pochi dipendenti e fatturati di poche centinaia di migliaia di euro. Ad Oria le interdittive riguardano società impegnate nella coltivazione di frutta e verdura, nell’allevamento e nelle attività agrituristiche. Ad Erchie e Latiano colpiscono sia l’agricoltura sia le costruzioni, tra cui una società inserita in un circuito delicato di appalti pubblici. A Mesagne il quadro è più variegato: ristoranti, bar, negozi di articoli igienico-sanitari, un intermediario per materiali da costruzione, un’impresa che affitta aziende e perfino una sala giochi, tutte collegate alle recenti operazioni contro la Sacra Corona Unita. Il provvedimento, di natura preventiva, non richiede condanne penali: bastano indizi gravi e concordanti su legami familiari, partecipazioni societarie e rapporti economici che possano favorire o condizionare attività criminali. Gli effetti sono immediati: stop ai nuovi appalti, impossibilità di ottenere concessioni o contributi, rischio di risoluzione dei contratti in essere. Pur non equivalendo a una condanna, le interdittive antimafia lanciano un segnale chiaro: prevenire infiltrazioni criminali significa proteggere l’economia locale e la vita dei cittadini.













































quindi basta che uno tiene un cugino o uno zio mafioso e lo riducono sul lastrico? Poi dite che la gente per campare non deve dedicarsi al crimine.