INTERVISTA – Il Prefetto Valerio Valenti parla della sua passione per il basket: “Mi ha insegnato tutto. A Brindisi non c’è un luogo dove non si parli di pallacanestro”

BRINDISI – Abbiamo notato la sua presenza in occasione di alcuni tornei estivi svolti dall’Happy Casa in giro per la Puglia, così come lo abbiamo sempre visto presente nel parterre del PalaPentassuglia: insomma, Sua Eccellenza il Prefetto di Brindisi Valerio Valenti, da qualche mese in città, è subito entrato in connessione con il cuore della stessa, ovvero il basket.

Se non si conoscesse la sua storia personale sembrerebbe un fatto anomalo: in realtà, come lui stesso ha raccontato, il basket ha segnato positivamente tutta la sua vita, consegnandogli gli insegnamenti utili per intraprendere il “cursus honorum” che l’ha portato a diventare Prefetto in giro per l’Italia.

<<La passione per il basket nasce a 5 anni. Ero un bambino un po’ cicciottello e mio padre riteneva che avessi bisogno di fare attività fisica, ed in effetti era così. Perciò mi portò in uno dei centri di minibasket ed iniziai a giocare a Trapani, la mia città di origine. Da allora questa passione non si è mai esaurita, ma l’attività agonistica ad un certo punto si è dovuta interrompere, e questo non tanto per vicende legate al lavoro, quanto perché ci furono alcuni dissidi con la società a cui appartenevo, la quale non voleva lasciarmi libero di giocare; pretendeva dei soldi e approfittai di questa situazione per lasciare il basket. Tutto questo quando avevo 25 anni.

Da allora feci una pausa, sotto tutti i punti di vista. La prima destinazione lavorativa fu Genova, che non è una città in cui il basket ha molto seguito. Iniziai a lavorare, e dopo 5 anni, nell’89/90, tornai a Trapani in Prefettura: la prima cosa che pensai fu quella di dover fare qualcosa nel tempo libero. Tornai quindi in società, appianando le questioni che mi avevano allontanato in passato ed iniziai ad allenare i ragazzi della Pallacanestro Trapani, che nel frattempo era arrivata in A2. Quello fu l’anno del miracolo per Trapani, che allenata da Benvenuti raggiunse e disputò il suo primo ed unico campionato di A1.

Venne ad allenare coach Giancarlo Sacco, con cui nacque una profonda amicizia che dura tuttora. Sacco non solo mi portò ad allenare la squadra cadetti, ma mi volle come secondo allenatore della prima squadra, con lui e Genovese. All’epoca ero anche assistente della squadra di serie C, formata da giocatori della juniores del Trapani, ma con un altro titolo sportivo. Il mio impegno era diventato quasi totalizzante. Trapani poi continuò a giocare in A2 nel corso degli anni in cui sono stato lì, finché non ricevetti un’altra richiesta, quella di allenare in A2 femminile ad Alcamo, che all’epoca aveva una grande tradizione di basket.

In seguito tornai a Trapani ad allenare la serie C maschile. Nel ’99/2000, con il trasferimento a Piacenza, si interruppe la mia esperienza, nonostante fossi diventato allenatore nazionale. Oggi continua il legame col mondo del basket, anche perché mi è capitato di lavorare in città che amano il basket, come ad esempio Brescia e Venezia: in quest’ultima città mi trovai negli anni della promozione in A1 con Brugnaro e coach Mazzon>>.

Uno dei suoi amici più cari è l’ex Presidente di Trapani, Andrea Maggadino…

<<Lui è sempre stato mio amico. Prima di essere presidente è stato mio compagno di squadra. Abbiamo mosso insieme i primi passi, fino all’età più matura>>.

Cosa le ha insegnato il basket?

<<Tutto! Il basket era assorbente, così come lo è adesso il mio lavoro. Ricordo che andavo in palestra dopo che uscivo da scuola e tornavo a casa alle 22. Siccome facevamo parte di una nidiata di giocatori bravi, facevamo le giovanili, ma anche la serie C: ci allenavamo con i piccoli e con i grandi, perciò eravamo sempre in palestra a giocare tutto il santo giorno; in più c’erano le trasferte. A turno giocavamo anche con la prima squadra.

Nel corso della carriera da giocatore ho giocato 6 finali nazionali giovanili ed ho incontrato anche tanti brindisini come Solfrizzi, Cordella, Labate.

Da piccoli imparavamo dai più grandi come ci si comportava: ho imparato a perdere, a vincere, il rispetto, a fare autocritica ed a capire quando la colpa è propria o degli altri. Nella vita queste sono basi importanti. Quando fui nominato prefetto nel 2012, a Trapani mi organizzarono una festa che intitolarono “Quelli con la marcia in più” in cui li rividi tutti. Fu molto bello>>.

Lei fino allo scorso anno è stato a Brescia: si aspettava che potesse avere questa esplosione?

<<Sì. Certo, non mi aspettavo che già quest’anno potesse fare un campionato così di vertice, ma sicuramente mi aspettavo che Brescia si consolidasse in A1, perché ha tutti quegli ingredienti che servono per fare un percorso di crescita: ci sono imprenditori disponibili che possono sostenere la squadra economicamente; c’è una dirigenza saggia; c’è una passione per il basket che è rimasta consolidata dagli anni in cui Brescia giocava in A1>>.

Trova che Brindisi sia la basket city di cui si parla in Italia? Che ambiente ha trovato?

<<C’è una grande passione, non c’è un luogo in cui non si parli di basket: dal farmacista, al supermercato, anche nelle occasioni istituzionali il discorso finisce sul basket. Il basket è il denominatore comune della vita brindisina, è inutile negarlo. Se la squadra oggi fosse tra le prime quattro, non dubito che si verrebbe a creare la situazione di qualche anno fa>>.

Come reputa la stagione di quest’anno ed il lavoro svolto da Vitucci?

<<Di Vitucci non si può che parlare bene: detto da allenatore ad allenatore, lui è uno dei pochi allenatori italiani che conosce davvero l’abc della pallacanestro >>.

Come si colgono le differenze tra un allenatore bravo ed uno meno bravo?

<<Quando si parla di una partita, Vitucci guarda i momenti topici del match. Analizza la partita scandendo i vari momenti come fanno tutti, ma lui aggiunge a questi aspetti delle valutazioni tecniche sui singoli giocatori e sulle situazioni che hanno caratterizzato il risultato. Si evince la sua bravura dalle letture delle situazioni: entra nel cuore tecnico e mentale della partita. Ci sono allenatori che magari non sono bravi tecnicamente, ma sono bravi motivatori. Vitucci invece la pallacanestro la conosce molto molto bene>>.

C’è qualche giocatore di Brindisi che l’ha impressionata quest’anno?

<<E’ difficile trovare un giocatore che mi abbia impressionato… Un giocatore di grandi potenzialità è sicuramente Mesicek, che mi piace molto. Oltre alla giovane età, ha tiro, penetrazione e tante altre qualità. E’ un giocatore che ai miei tempi sarebbe stato chiamato a fare un lavoro differenziato. Bisognerebbe continuare a lavorare tantissimo su di lui>>.

Cosa pensa del futuro della società?

<<Sicuramente bisognerebbe provare a spingere Happy Casa a proseguire il rapporto in maniera ancora più forte. Io tornerei a lavorare con i giovani mettendo in piedi un reclutamento di giovani talenti. Potrebbe essere una chiave per alleviare in futuro i costi. Bisognerà poi fare almeno un ristrutturazione del palazzetto esistente, come fase intermedia per guardare poi in prospettiva alla costruzione di un nuovo impianto. Come a Brescia, in cui la svolta è arrivata con la ristrutturazione del vecchio impianto, salvo poi costruirne uno nuovo a Montichiari, a 40 km dalla città>>.

Andrea Pezzuto

(Si ringrazia per la gentile concessione il mensile di basket Trezerocinque)

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