BRINDISI – Nonostante il morale non sia troppo alto, dopo il tris di sconfitte e la precipitazione in classifica, i giocatori sono oltremodo motivati e lo dimostrano nelle interviste, a cedenza settimana, rilasciate a Newspam.it.
E’ la volta di chi ha fatto il doppio salto di categoria, dalla serie B alla massima serie, saltando la A2, vincendo campionati di categoria e facendo l’intera trafila delle Nazionali. E’ il turno di Giorgio Sgobba, il lungo italiano voluto fortemente dalla società e che ha convinto il patron Marino a suon di punti nella passata stagione.
Giorgio, tu vieni dalla serie B, saltando l’A2. Quale è stato il tuo impatto nella massima serie e quali sono state le difficoltà?
“Già dal primo allenamento, si sono subito viste la differenza di intensità ed anche il livello dei giocatori. Le difficoltà sono anche le scelte tecniche: in serie B, magari, sono un po’ più semplici. Poi, anche la fisicità: non ho sviluppato ancora del tutto un fisico per poter dare il meglio in questa categoria, ma sto lavorando col preparatore. Ma per essere al primo anno in A, sono contento di quello che sto facendo, anche se sto giocando poco, e sono soddisfatto del contesto e del lavoro che mi stanno facendo fare”.
Spanghero viene dalla A2. Esiste, per questo, una sorta di cameratismo tra di voi? Vi aiutate a vicenda?
“Beh la differenza tra A2 e B è tanta. Ma lui ha già fatto la seria A e, quindi, sa cosa vuol dire. Per questo mi aiuta molto”.
Nella passata stagione sei esploso. Avevi 19.3 punti di media e 32 minuti di utilizzo a partita, conquistando 7.2 rimbalzi sotto le plance. Nonostante questi numeri, sei poco utilizzato da coach Sacchetti. Come ti stai giocando questa chance in serie A?
“In allenamento. Devo cercare di dare ancora di più per dimostrare al coach che posso dare una mano a questa squadra. Devo aspettare il mio momento. Poi, ovvio, che se le cose vanno bene, è più facile entrare nelle rotazioni. Purtroppo, stiamo passando un momento difficile. Ad ogni modo, in allenamento sto dando sempre il massimo e l’allenatore lo sa”.
Quindi, pensi di poter essere più utile ai compagni?
“Lo spero. Cerco di lavorare al meglio per questo”.
Tu hai vinto un campionato Under 14 con Mazza e Cozzile e con la Mens Sana Siena due scudetti giovanili, uno Under 17 ed uno Under 19. Hai anche fatto tutta la trafila delle Nazionali (tre europei)…
“Sono cresciuto a Mazza e Cozzile, un posto di 3000 abitanti, ed ho vinto lo scudetto storico con la Benetton Treviso. Poi, l’anno dopo dovevo andare proprio a Treviso, ma mia madre disse che ero troppo giovane e, quindi, sono andato a Pistoia. Sono stato un anno là, mi sono trovato benissimo, e poi sono passato alla Mens Sana. Lì sono cresciuto con Griccioli e Baioni. E’ stato il periodo più tosto. Tutti nello stesso appartamento, allenamenti anche tre volte al giorno. Però, tale contesto mi ha aiutato molto anche con la Nazionale, che mi ha convocato anche grazie a loro. Poi, dopo il tesseramento, sono andato per due a Fabriano, poi Mantova, Lucca e Montecatini ed ora in serie A con Brindisi”.
La società ti ha voluto fortemente, perché sei un lungo italiano, che si allena duramente e fisicamente capace di reggere il confronto con i compagni negli spot 4 e 5…
“E’ dura (ride, ndr). E’ durissimo allenarsi tutti i giorni con M’Baye ma è anche una fortuna. Averlo tutti i giorni contro ti fa anche sentire più sicuro, perché se marchi bene lui, che è fortissimo, allora potresti anche avere una buona difesa su un altro giocatore. Sapevo che per me, il primo anno, era così. Fare il doppio salto non è semplice, ma spero di rimanere qui il più possibile”.
Dal punto di vista tecnico, quale apporto può dare un giocatore proveniente dalla serie B?
“Per un giovane italiano, un contributo importante è sicuramente la difesa, ma anche aiutare nel rimbalzo. Sono sempre stato un giocatore d’attacco, nelle categorie inferiori, e le mie cose le so fare”.
Da Firenze a Brindisi… Come ti trovi qui?
“Mi trovo benissimo. Sono anche mezzo pugliese. Ho i nonni a Taranto e mia sorella vive a Lecce. A Brindisi si sta bene”.
Quale è il tuo rapporto con il coach e con i compagni?
“Col coach mi trovo benissimo e mi piace come gioca e la sua mentalità. Siamo una squadra creata proprio per questo gioco, anche se stiamo attraversando un momento difficile, ma abbiamo ancora 14 partite per far bene. Sui compagni non posso dire nulla di male, sono bravissimi e mi trovo benissimo anche con loro”.
Ora, Brindisi è precipitata in classifica (nonostante sia abbastanza corta, ndr) e nella prossima partita c’è Pistoia. Come fare a rialzare la china?
“Bisogna solo vincere. Iniziare sin dal primo minuto ad essere intensi e prendere subito in mano la partita. Sai, siamo in un momento difficile, arrivare in fondo alla partita, magari punto a punto, la palla pesa, noi abbiamo fatto tre sconfitte di fila, potrebbe essere un problema. Essere una squadra giovane come noi è un’arma a doppio taglio: come possiamo far bene con tutti, però, possiamo anche rischiare di entrare in un tunnel di negatività e, magari, quelli più giovani non ne escono facilmente”.
Cosa ti senti di dire ai tifosi brindisini?
“A loro dico di avere pazienza, mancano ancora 14 partite, sono 28 punti, la classifica è cortissima, quindi che non vadano in allarmismo generale o disfattismo. Le somme vanno tirate alla fine dell’anno; se rimaniamo uniti possiamo fare bene il nostro lavoro. Play-off? Sono scaramantico e non dico nulla (ride, ndr), ma lo spero tanto, perché ce lo meritiamo”.
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Tommaso Lamarina Redazione |












































