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BRINDISI – Ci sono due brindisini nell’elenco dei 36 indagati a piede libero nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di 4 persone, tra cui la presidente degli sportelli antiracket di Lecce, Taranto e Brindisi Maria Antonietta Gualtieri.

Come si ricorderà, a Brindisi lo sportello fu attivato nel corso della Amministrazione Consales ed ha sede in via Carmine.

I due brindisini sono l’ing. Paolo Damiano Sellani, 47 anni e l’ing. Marco Locorotondo.




Quali i fatti nello specifico? Maria Antonietta Gualtieri, al fine di percepire indebitamente i fondi di cui sopra, nel 2012 stipulò una convenzione con l’Ufficio del Commissario Antiracket sito presso il Ministero dell’Interno e con le Amministrazioni comunali di Lecce, Brindisi e Taranto per l’istituzione di 3 sportelli antiracket, uno per capoluogo, aventi il fine di prestare assistenza alle vittime del racket e dell’usura tramite la facilitazione dell’accesso ai finanziamenti previsti dal Fondo di Solidarietà.

Dalle indagini si sarebbe però scoperto che i fondi richiesti alla Comunità Europea ed allo Stato non venivano utilizzati per i fini esplicitati ma venivano intascati dai vari protagonisti della vicenda. Mediante l’ausilio di professionisti, infatti, si sarebbero effettuate false rendicontazioni delle spese: le somme percepite da collaboratori ed imprese “conniventi” venivano poi ritrasferite in contanti al Presidente Gualtieri, sfrondate delle ritenute previdenziali ed assistenziali e di un 20% trattenuto dalle imprese a titolo di “ricompensa”.

Per quanto concerne il Comune di Brindisi, sarebbero state accertate condotte delittuose di funzionari comunali che avrebbero certificato l’ultimazione e la regolare esecuzione dei lavori presso lo sportello brindisino, quando in realtà così non era.




Redazione

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