IL PICCOLO MATHYS

Mathys era un bimbo che è morto per un  tumore nel 2009. Il padre, dipendente di una azienda della Loira, aveva già consumato tutte le ferie e permessi per stargli vicino il più possibile. I suoi colleghi decisero di rinunciare ad una parte delle ferie loro spettanti mettendogli a disposizione dei giorni.

La generosità dimostrata da quei lavoratori, fece talmente clamore nel loro Paese che, l’allora Governo francese, concepì una norma (denominandola Legge Mathys) con la quale venne introdotto la “reduction du temps de travail”. Successivamente i contratti collettivi di lavoro misero in atto le norme, così come poi avvenuto in Italia con l’introduzione del Jobs Act.

Le Ferie Solidali – in tal modo identificate – consistono nella possibilità di cedere giorni di ferie ad un collega, alle condizioni appresso indicate, per permettergli di assistere un figlio minore con grave malattia.

Purché:

  • la cessione provenga da chi ha un rapporto di lavoro con lo stesso datore di lavoro del beneficiario;
  • la cessione sia a titolo gratuito;
  • che riguardi l’assistenza a figli minori gravemente ammalati.

Quindi, tale cessione, deve intendersi un atto a scopo solidaristico nei confronti del collega o colleghi e, questi ultimi, devono trovarsi in deficit con la maturazione delle proprie ferie.

D’altro canto chi cede il proprio tesoretto, può farlo solo per i giorni eccedenti le ferie minime garantite dalla legge, ossia le canoniche 4 settimane spettanti o riposi giornalieri previsti dai contratti.

A mio avviso la solidarietà non dovrebbe avere limitazioni, anche se le ferie sono da anni obbligatorie per il recupero delle energie psiche e fisiche.

Peraltro, la norma, non potrà essere applicatase i ccnl di categorianon prevedano espressamente il capitolo delle “Ferie Solidali”.

Da quello che ho letto e che riporto i primi contratti che hanno avviato un percorso giuridico sono stati i firmatari dei Chimici e dei Farmaceutici. A seguire i Metalmeccanici le Fondazioni e le Banche.

Successivamente, diversi Enti locali hanno regolamentato la materia, fissandone le modalità di richiesta e di erogazione dell’ istituto contrattuale.

A  quanto pare, anche la ASL locale ha regolamentato la questione. Almeno è quello che desumo da un post apparso su Facebook a firma del Rag. Gianfranco Di Muri, che ho qui voluto nominare in quanto artefice di una lodevole iniziativa in favore di un collega.

Rag. Giancarlo Salerno

Via Giovanni XXIII n. 13/B

Cell. 347/6848604

 

 

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