“Il Decreto”

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

ché la diritta via era smarrita.

 

Fu così che incontrai altri Colleghi nell’ottavo cerchio dell’inferno dantesco, quello degli Indovini.

Il Decreto Dignità è diventato Legge ed è notizia certa di modifiche approntate rispetto al testo originale.

In tema di lavoro, come già da tempo è risaputo, si verificherà che:

  • Durata massima assunzioni a termine da 36 a 24 mesi;
  • Non sarà richiesta la causale (reintegrate le motivazioni) per le assunzioni a termine di durata fino a 12 mesi, incluse le proroghe;
  • Qualora si eccedessero i 12 mesi la richiesta dovrà essere motivata dalla causale;
  • Le causali avranno contenuto di esigenze temporanee e oggettive, peraltro estranee all’ordinaria attività dell’azienda;
  • Potranno combaciare con esigenze di sostituzione di altri lavoratori;
  • Possibilità di instaurare rapporti a tempo determinato connessi ad incrementi temporanei “ significativi e non programmabili dell’attività ordinaria” (aiuto non comprendo…)
  • Le attività contenute nel DPR n. 1525 del 1963 (!) sono escluse dall’obbligo della specifica della causale. Il punto esclamativo sta a significare una mia considerazione: ma è mai possibile costruire il nuovo mondo del lavoro quando ancora si rimane ostaggio di una norma del 1963? Peraltro con una visione antiquata rispetto a tante altre attività stagionali che la modernità ha apportato.

Sono vietati i rapporti a termine per la sostituzione di lavoratori in sciopero oppure, nel caso in cui presso unità produttive si è proceduto a licenziamenti collettivi (nei 6 mesi precedenti) e che hanno riguardato lavoratori con le stesse mansioni cui si riferisce il contratto a termine.

Il contratto nazionale, qualora non prevedacondizioni diverse,  il numero massimo di lavoratori a termine che possono essere assunti è pari al 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno in corso. Nel caso di inizio attività iniziata nel corso dell’anno, il limite prende in considerazione la forza dei tempi indeterminati al momento dell’assunzione. Le sanzioni previste per chi non risultasse in regola sono le seguenti:

– sino ad una violazione aumento della retribuzione da corrispondere pari al 20% per tutta la durata del rapporto;

– nel caso di violazione in più di un caso la percentuale è pari al 50%

La tregua : fino al 31 ottobre varranno le regole contenute nel Jobs Act, compreso la durata dei 36 mesi – incluse le proroghe nel numero di 5 –tuttavia non proprio così come semplicemente sintetizzato-.

Dal 01.11.2018 scattano completamente le nuove regole previste dal Decreto Dignità e, come detto in precedenza, la durata scende dai 36 mesi ai 24 mesi con 4 proroghe e con causale allorquando è superato il limite dei 12 mesi.

Le prosecuzioni di fatto del rapporto potranno consolidarsi sino a 50 giorni per i contratti pari o superiori a 6 mesi mentre per quelli di durata inferiore sino a 30 giorni rispetto alla naturale scadenza fissata.

A queste condizioni però: maggiorazione retribuzioni pari al 20 % per ogni giorno successivo alla scadenza fino al decimo, 40% della retribuzione per ciascun giorno ulteriore.

Superati detti limiti i contratti si trasformano a tempo indeterminato.

Intanto, dalla 4° Bolgia dell’ottavo cerchio dell’inferno dantesco, vennero fuori alcune precisazioni. Alcune oramai anacronistiche, in considerazione del fatto che, la data dell’esordio della nuova norma, coincidecon il 14 luglio 2018.

Infatti, chi ha operato entro il 13 luglio gli è stato possibile prorogare i contratti a termine sino ai 36 mesi complessivi e usufruendo dunque delle cinque possibili proroghe e dei 36 mesi.

Chi invece ha dovuto intraprendere il nuovo percorso di proroghe a far data dal 14 luglio, deve tener conto che le operazioni hanno subito un ridimensionamento sia dal punto di vista del numero concesso (4) sia dal punto di vista del massimo dei 24 mesi.

L’intervallo si è prevista la riassunzione di un lavoratore già assunto a termine:

  • nell’ipotesi di un contratto a termine scaduto la cui durata sia stata superiore ai 6 mesi, l’intervallo sarà pari a 20 giorni;
  • nell’ipotesi invece di un contratto durato pari o inferiore ai 6 mesi l’intervallo corrisponderà a 10 giorni.

Ritorneremo sull’argomento.

Rag. Giancarlo Salerno

Via Giovanni XXIII n. 13/B

Cell. 347/6848604

 

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