“HOME RESTAURANT”

Mi torna in mente qualcosa che mi è stata raccontata, ero troppo piccolo perché mi restasse come ricordo.

Al giovedì sera, tutto il vicinato si accomodava di fronte ad una finestra dove veniva esposto un televisore.

Tutti ad attendere l’inizio di “Lascia o raddoppia” ma anche, qualcosa da mangiare e da bere, il tutto gentilmente offerto dalla “casa madre”.

Erano altri tempi, non si poteva neanche immaginare che nel futuro potesse diventare – quella della ristorazione in casa – una vera e propria attività.

Quindi, se lo scopo è quello di avviare un’impresa del genere, saprete certamente che non è illegale, giacché il disegno di legge che disciplineràla ristorazione in abitazione privata, seppure approvato dalla Camera, rimane in pausa in Senato per alcuni pareri espressi dall’Antitrast, ma sono certi gli adempimenti minimi da attuare.

Questa attività nutre oramai da qualche anno grande interesse, sopra a tutto perché media e web hanno contribuito notevolmente alla sua diffusione, raccogliendo sempre più consensi e valutazioni.

In altri paesi, questa attività, tipo Stati Uniti, Inghilterra ma ancor prima Cuba con le cosiddette “case particular” –da non confondere con altro genere di ospitalità –ha registrato negli anni unincremento negli affari tanto da costringere gli Stati a regolamentare la questione dal punto di vista fiscale.

Ma da noi cosa dice la Legge?

Come già anticipato il Garante per la Concorrenza ha di recente bocciato il Disegno di Legge poiché ha ritenuto i limiti fissati del tutto illogici.

Essi riguardano il numero massimo annuale di coperti (500) e di proventi (5.000 euro), particolare di non poco conto in considerazione del fatto che i commensali dovrebbero pagare 10 euro a coperto.

La legge, non ancora in vigore,  dovrebbe prevedere alcuni aspetti da osservare:

  • L’attività di chef a domicilio è soggetto alla SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività);
  • La prenotazione OnLine dovrà avvenire tramite piattaforma specifica;
  • Il pagamento della cena tramite sistemi di pagamento elettronico;
  • Possesso dei requisiti igienico sanitari;
  • Assicurazione copertura rischi derivanti dall’attività;
  • Responsabilità verso terzi.

In considerazione del fatto che l’attività è identificata come non continuativa ed occasionale, per non avere noie di adempimenti di tipo fiscale, potrebbe essere sufficiente rimanere al di sotto dei 5.000 euro di ricavi, questa è la teoria di chi intende tramutare un’attività come un semplice invito a pranzo o cena.

Ma è meglio diffidare di questa teoria. Infatti, qualora il legislatore dovesse far valere le stesse regole previste per la somministrazione degli alimenti e delle bevande, anche per la Home Restaurant entrerebbero alcuni se non tutti gli obblighi sopra elencati e, non solo.

Il fenomeno è diffuso ampiamente in alcune città italiane, le cui Camere di Commercio, competenti per territorio hanno fissato dei criteri per essere in regola:

– requisito di attività lavorativa per almeno 2 anni nella ristorazione;

– iscrizione Camera di Commercio e relativa denuncia di apertura partita Iva, INPS ed INAIL;

– corsi di formazione per alimentaristi in luogo del vecchio libretto sanitario;

– requisiti di idoneità impianti e strutturali del luogo

Sabato sera entrerò per la prima volta in una House Restaurant, non come Ispettore del Lavoro ma come ospite. Conosciuto il menù (per gentile spiata concessami) attenderò con ansia la fine della cena per motivi di gola (alla faccia del colesterolo).Vi farò sapere.

Rag. Giancarlo Salerno

Via Giovanni XXIII n. 13/B

Cell. 347/6848604

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