La denuncia di una cittadina brindisina contro il Comune: “Accertamenti sbagliati, immobili non nostri, rimborsi mai arrivati. E nessuno risponde”
Dodici anni di segnalazioni, PEC, istanze e documenti consegnati a mano. Ma anche dodici anni di silenzi, presunti disattenzioni, accertamenti errati e richieste di pagamento per immobili non più in possesso o addirittura privi di utenze. È la denuncia pubblica di Piera Anna Guadalupi, cittadina brindisina che insieme al fratello Antonio combatte da oltre un decennio con l’Ufficio Tributi del Comune. Di seguito il testo integrale della sua lettera, inviata anche al Sindaco Giuseppe Marchionna e al responsabile del settore Tributi, Gabriele Falco, che la stessa Guadalupi ha deciso di rendere pubblica per portare all’attenzione della cittadinanza e delle istituzioni una situazione che definisce “inaccettabile e paradossale”.
Lettera aperta di Piera Anna Guadalupi
Mi chiamo Piera Anna Guadalupi, sono cittadina di Brindisi, sorella e comproprietaria – insieme a mio fratello Antonio – di alcuni immobili nel territorio comunale. Scrivo perché dopo dodici anni di errori, pressapochismo e richieste infondate, la misura è colma.
Ci siamo visti recapitare, dal 2012 a oggi, accertamenti e sanzioni per omessa dichiarazione su immobili che:
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non ci appartengono più (atti di vendita regolarmente allegati);
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non hanno alcuna utenza attiva da anni (documentazione e sopralluoghi confermati);
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sono stati già dichiarati e registrati presso l’allora gestore Abaco, con documentazione protocollata (n. 1117 del 07/01/2013).
Ciò nonostante, nessuno – né ieri né oggi – ha provveduto ad aggiornare l’anagrafica tributaria. Anzi, abbiamo continuato a ricevere avvisi esecutivi con le stesse inesattezze.
Nonostante tutte le istanze di autotutela, le PEC inviate, le richieste di accesso e le prove fornite, non una volta siamo stati ascoltati con serietà.
Il caso più emblematico riguarda l’immobile in via Marco Pacuvio, 15, che:
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dal 2014 è privo di utenze (documentazione consegnata all’Abaco);
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è stato venduto il 26 febbraio 2025, come da atto di compravendita e perizia allegata alla PEC (Prot. 0041158 del 31 marzo 2025);
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è stato visitato anni fa da due funzionari comunali, alla presenza nostra e del nostro commercialista. Ma nessun verbale ci è mai stato consegnato.
Ci sono poi i pagamenti effettuati per importi che oggi risultano indebitamente richiesti, tra cui:
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oltre 9.300 euro per TARSU 2007–2011;
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quasi 4.000 euro per un avviso divenuto ingiunzione;
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un rimborso di 217,04 euro per una sanzione IMU 2018 mai ricevuta, che ancora attendiamo.
Alla nostra ultima PEC del 31 marzo scorso (Prot. 0041158), l’Ufficio Tributi ha risposto con una raccomandata senza allegati, rendendo impossibile persino comprendere l’oggetto della comunicazione. Se non si ha un’app o un accesso digitale avanzato, non si capisce nemmeno che ti è arrivata una notifica fiscale.
Ecco perché, dopo dodici anni di pazienza e rispetto, mi trovo costretta a scrivere pubblicamente. Non chiediamo favori. Chiediamo solo che venga fatto il lavoro per cui quegli uffici esistono e che noi cittadini paghiamo con le nostre tasse.
Chiediamo che:
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venga corretta in modo definitivo la nostra posizione anagrafica;
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siano annullate tutte le sanzioni per omessa dichiarazione dal 2012 in poi;
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siano rimborsate le somme versate per errori non nostri;
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si ponga fine all’invio automatico di avvisi con dati errati e mai verificati.
Per anni abbiamo cercato il dialogo, la collaborazione, la soluzione. Ma oggi, anche alla luce delle condizioni familiari personali che ci impongono energie e tempo altrove, non siamo più disposti a rincorrere chi ha il dovere di rispondere e non lo fa.
Piera Anna Guadalupi
Antonio Guadalupi











































Immagino che le “lagnanze” espresse nella surriferita nota siano conosciute anche da professionisti incaricati dai denuncianti per gli atti necessari al superamento delle stesse, ancorchè prive di felice esito. Tanto premesso penso che utille potrebbe apparire di girare “la richiesta di rispondere” direttamente al Collegio dei Revisori dei Conti del Comune e alla Procura Regionale della Corte dei Conti, evitando così evenruali spese di procedura. I due Organi anzicitati hanno l’incumbenza di verificare la regolarità dei fatti amministrativi e contabili azionando al riguardo i provvedimenti conseguenziali nel caso di eventuali danni patrimoniali che dovessero emergere.
Brindisi, 26/05/25 Dott. Francesco Leoci