Colpo Gobbo: “TRANQUILLI, NON VI PARLERO’ DI COVID…” – di Bastiancontrario

Mi rendo conto che, con tutti i problemi che abbiamo, quello del tipo di saluto reciproco è senz’altro una faccenda assai secondaria, e tuttavia vorrei affrontare con voi la questione, intanto per alleggerire il clima plumbeo della famigerata seconda ondata (amplificato da un esagerato bombardamento mediatico), e poi  per capire se esiste un modo di salutare che accontenti tutti. In linea generale, noi cittadini dotati di buona educazione ci rivolgiamo al prossimo in due modi: o salutando col tradizionale “ Buongiorno “ ( variante “ Buona giornata “ o il merendinesco “ Buondì “), oppure con l’equivoco “ Salve “( o “ Salute “ ). Quest’ultimo termine, nella sua concisione, se da un lato pare accettabile perché ci augura salute richiamando il “ Vale “ dei romani, dall’altro ha un indubbio alone di freddezza, quasi una dichiarata preventiva presa di distanza  dal soggetto incontrato. Ecco perché è molto usato tra condomini. A me sta antipatico, per cui io lo vieterei consentendo di praticarlo solo ai medici, i quali per dovere professionale non possono che rivolgersi così al loro prossimo (specie di questi tempi cupi). Insomma, ritengo il salve un saluto spiccio, sciatto e difettivo. Ma c’è di peggio! Il mio vicino, quando mi incontra, sibila un’ insopportabile “ Buona “, vero segno di economia di fiato, perché vale per la giornata, la sera e la notte! Niente, io resto ostinatamente aggrappato al mio buongiorno, riservando solo ad amici e familiari  l’ intimo “ Ciao “ che, giuro, non deformerò mai nell’orrendo “Ciaone” per sentirmi più … alla moda.

Bastiancontrario

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